La pitaya anche conosciuta come frutto del drago per via della caratteristica buccia squamosa, coriacea e colorata sta guadagnando sempre più popolarità negli ultimi anni grazie al suo sapore unico e ai suoi molteplici benefici per la salute. Ma il successo è certamente dovuto anche al suo sgargiante color fuxia che la rende scenografica e assai diversa dai frutti nostrani. Impossibile restare inerti di fronte ad un dono della natura tanto originale.
All’interno la sua deliziosa polpa può essere bianca o rossa, punteggiata di piccoli semi neri commestibili simili a quelli del kiwi. Esistono principalmente tre varietà: a polpa bianca, a polpa rossa e la pitaya gialla.
Le origini della pitaya
Il nome scientifico è Hylocereus undatus specie appartenente alla famiglia delle cactaceae. Originaria delle regioni tropicali del Centro e Sud America (Messico, Guatemala, Costa Rica, El Salvador) la pitaya è ora coltivata in molte parti del mondo, inclusi paesi come il Vietnam, la Thailandia e Israele e da pochi anni si trova anche in alcune piccole coltivazioni della nostra meravigliosa Sicilia.
Le caratteristiche della pianta
Le radici sfidano la gravità e invece di affondare nel terreno si sviluppano in aria, aggrappandosi a tronchi e rami di alberi. Questa strategia le permette di raggiungere altezze considerevoli, fino a 10 metri, e di sfruttare la luce solare in modo più efficiente.
Al calar della notte la pitaya si illumina di una luce tenue. I suoi fiori, di colore bianco verdastro, si aprono per accogliere i loro impollinatori preferiti: pipistrelli e falene. Il profumo inebriante e la fioritura notturna sono adattamenti ingegnosi che permettono alla pianta di riprodursi in un ambiente ricco di questi animali notturni.
Un ciclo vitale continuo
La fioritura della pitaya non è un evento raro e isolato. Può ripetersi più volte durante l’anno, garantendo una produzione continua di frutti a determinate latitudini visto che non sopporta freddo e gelate. Questo ritmo frenetico riflette la vitalità della pianta e la sua capacità di adattarsi alle condizioni mutevoli del suo ambiente.
Con la sua caratteristica forma ovale non è solo un frutto da gustare ma una vera e propria opera d’arte della natura che ci sorprende con le sue strategie di sopravvivenza e ci affascina con la sua bellezza esotica.
La domanda sorge spontanea: in vaso la pitaya si può coltivare? Tentar non nuoce se la vostra zona esterna è soleggiata. Gli apporti di acqua devono essere regolari durante il periodo estivo per avere una produzione continua (no all’acqua stagnante) anche se resiste molto bene all’aridità essendo una semigrassa.
Come sceglierla
La pitaya è un frutto disponibile tutto l’anno ma il periodo migliore per quella italiana è tra maggio e ottobre e no non vi dirò che si trova facilmente ad un prezzo basso, va piuttosto considerata uno sfizio da inserire ogni tanto nella dieta quotidiana per rallegrarla e portare gusti nuovi sulla tavola.
Quando si sceglie è importante assicurarsi che il frutto sia maturo. La buccia deve essere soda e brillante mentre la polpa deve essere leggermente morbida al tatto.
Modalità di consumo

La pitaya può essere consumata fresca, tagliata a metà nel senso della lunghezza e poi sbucciata o tagliata a fette. Il suo sapore dolce, rinfrescante e leggermente croccante la rende perfetta per aggiungere una nota esotica a frullati, succhi di frutta, macedonie e gelati. Diventa una nota colorata e gustosa se aggiunta a piatti salati come insalate arcobaleno e condimenti per pesce. Può essere conservata in frigorifero per 3-4 giorni.
Proprietà benefiche per la salute
Oltre al suo gusto accattivante la pitaya vanta numerose proprietà interessanti per la salute. È ricca di fibre che aiutano a regolarizzare il transito intestinale e di antiossidanti che combattono i radicali liberi e proteggono le cellule dai danni, un elisir di bellezza e lunga vita. Molto interessanti sono anche le proprietà diuretiche che aiutano a contrastare la ritenzione idrica. La pitaya è inoltre una buona fonte di vitamine, in particolare C e B1, e di minerali, come ferro, calcio e magnesio. L’apporto calorico è piuttosto modesto, circa 35 kcal per 100 grammi di polpa.
Dove comprare la pitaya e quando è sostenibile

Ma perché parlare di un frutto esotico che per arrivare fino a noi viaggia per migliaia di km con mezzi ad alta emissione proprio in un magazine che parla di ambiente? Il mistero è presto svelato: la pitaya con i suoi colori fluorescenti si può anche acquistare online e vi arriverà direttamente dagli assolati campi siciliani. Fra i vari produttori ho individuato l’azienda Sicilia Agrumi che spedirà frutti di peso variabile tra i 350 e i 450g circa permettendo all’acquirente di scegliere la versione con polpa bianca o polpa fucsia, basterà specificarlo nelle note in fase di acquisto e l’azienda Sicibia di Ragusa che la vende tra settembre e dicembre.
Inoltre questo frutto si considera sostenibile poiché richiede meno acqua rispetto ad altre colture e può essere coltivato in terreni poveri e aridi. Le piante sono resistenti agli insetti e alle malattie, riducendo la necessità di pesticidi e prodotti chimici agricoli che danneggiano l’ecosistema, la nostra salute ma anche le tasche degli agricoltori.






