Postfazione di Enrico Giovannini, Portavoce ASviS – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile

Che la sensibilità alle questioni ambientali stia crescendo, in Italia come in altri paesi del mondo, è un fatto indiscutibile. Analogamente, che il mondo economico e finanziario stia cercando nuovi modelli di gestione dei sistemi produttivi e nuovi criteri per allocare le risorse disponibili in modo più rispettoso dell’ambiente è confermato da tutte le analisi condotte dalle organizzazioni internazionali. Che le nuove generazioni abbiano, anche grazie al lavoro svolto all’interno delle scuole, una sensibilità maggiore delle precedenti sulla necessità di assicurare uno sviluppo economico più compatibile con l’ambiente è sottolineato dai risultati delle indagini demoscopiche. Che però tutto questo stia portando, specialmente in Italia, a quel cambio di paradigma necessario per assicurare un futuro “sostenibile” al nostro mondo e al nostro Paese non si può, purtroppo, minimamente affermare.
Troppe decisioni, collettive e individuali, sono ancora assunte in palese contraddizione con i criteri di sostenibilità economica, sociale e ambientale incorporati nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, sulla cui attuazione si sono impegnati tutti i paesi del mondo. In Italia, in particolare, il dibattito mediatico e politico si concentra in modo eccessivo su questioni urgenti, ma non necessariamente fondamentali per il futuro del nostro Paese. I media stentano ad offrire una visione integrata dei diversi fenomeni, cosicché è estremamente difficile per i cittadini comprendere le connessioni tra la decisione su una questione specifica e le sue conseguenze “sistemiche”. Le questioni ambientali sono ancora presentate in modo disconnesso da quelle economiche e sociali, coerentemente con la logica sbagliata che ha condotto a definire il modello di sviluppo economico prevalente negli ultimi due secoli.
Queste considerazioni non devono indurre allo scoraggiamento coloro i quali si battono per un cambiamento sistemico a favore di uno sviluppo pienamente sostenibile. Al contrario, bisogna moltiplicare gli sforzi per mostrare il vantaggio, anche economico, di perseguire una “utopia sostenibile”, abbandonando la vera utopia, stupida e insensata, che l’attuale modello economico possa essere sostenibile. E tutte le occasioni per far passare questo messaggio devono essere utilizzate, mostrando non solo quello che la scienza ci dice su questi temi, a partire dalla questione dei cambiamenti climatici, ma anche le soluzioni concrete, che già esistono, per riorganizzare gli attuali modelli di consumo e di produzione. Cambiamento della tecnologia, di mentalità e della governance (delle imprese e delle politiche pubbliche) sono i tre ingredienti fondamentali per la trasformazione necessaria e le città sono un luogo privilegiato per sperimentare nuove soluzioni e renderle scalabili. Ecco perché iniziative come questa sono cruciali per accelerare il cambiamento, sempre più necessario e urgente.

Postfazione alle Guide Eco in città di Roma e Milano