Alessandro Taini, T1 Solutions

Puliamo il mare, a colpi di spugna: intervista ad Alessandro Taini, CEO T1 Solutions

Un prodotto innovativo, messo a punto dalla T1 Solutions, promette di risanare bacini e corsi d’acqua da oli e idrocarburi. Si chiama FoamFlex ed è un’invenzione che affonda le radici negli anni Sessanta riscoperta da una giovane start-up guidata da Alessandro Taini, 34enne con una laurea in economia e commercio. FoamFlex è una spugna con proprietà di assorbimento straordinarie: può trattenere oli e idrocarburi fino a 30 volte il suo peso, separandoli dall’acqua in modo selettivo, consentendo il loro riutilizzo fino a 200 volte e il recupero fino alla totalità degli oli raccolti, che possono poi entrare a far parte di determinati cicli produttivi, in un’ottica di economia circolare.

Ogni chilo di spugna FoamFlex, nel suo ciclo di vita, può assorbire fino a 6mila chili di oli e idrocarburi. Inoltre, l’elevata resistenza del materiale garantisce l’assenza di qualsiasi dispersione in acqua, che ha anche ottenuto il riconoscimento dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE).

Una grande mano alla diffusione della soluzione la sta dando Lifegate, storica emittente radiofonica da sempre impegnata nella promozione della sostenibilità che ha dato vita alla Water Defenders Alliance, un’alleanza nata per tutelare la biodiversità delle acque italiane dall’inquinamento. Abbiamo incontrato Alessandro nel corso della presentazione milanese promossa da Hyundai, che ha aderito alla rete.

L’intervista ad Alessandro Taini, CEO di T1 Solutions

Come e a chi è venuta l’idea?

L’idea nasce negli anni 60 quando l’inventore, Giuseppe Peroni, lavorava in Montedison alla quale il sindaco di Venezia chiese di ideare qualcosa per limitare le chiazze d’olio che giungevano in piazza San Marco. L’idea non fu poi mai portata a termine fino al 2015, anno in cui abbiamo incontrato il professor Peroni e abbiamo deciso di dare vita a questa iniziativa. In quel periodo era ancora molto caldo il ricordo del disastro del golfo del Messico, dove furono sversate 600 mila tonnellate di oli e ne fu recuperato meno del 4% nonostante una spesa di miliardi di dollari. Segnale evidente di una reale evoluzione nelle tecnologie per rispondere ad un problema molto diffuso. Secondo i dati ISPRA ogni anno nel solo Mediterraneo viene sversata la stessa quantità di oli del Golfo Del Messico, un vero e proprio disastro ambientale che si ripete. Pensate che ogni litro di olio inquina fino a 1 milione di litri di acqua, la moltiplicazione evidenzia numeri drammatici.

Quali difficoltà iniziali e come le avete superate? Immagino che la soluzione sia stata brevettata

Sì, in Italia abbiamo brevettato il prodotto nel 2015 e successivamente lo abbiamo esteso a Europa, Gran Bretagna e Stati Uniti. Le difficoltà sono state, e sono tuttora, molte e, direi, tipiche delle startup. In primis la difficoltà di arrivare alla formulazione definitiva del materiale e alla definizione dei diversi formati, applicazioni e ingegnerizzazione dei vari macchinari per strizzare la spugna ma anche per produrla su larga scala. Oggi abbiamo infatti anche un impianto produttivo con una capacità massima di 2 tonnellate al giorno. Poi ci sono state tutte le difficoltà relative a comprendere il nostro mercato di riferimento che è estremamente complesso in termini di dinamiche e players. In parallelo anche testare, certificare e validare in ambito reale il prodotto è stata una sfida complessa che prosegue tuttora nonostante i casi reali da noi affrontati abbiano sempre dimostrato una performance elevatissima della tecnologia, spesso citata anche in letteratura scientifica. Ad oggi continuiamo ad affrontare le difficoltà per l’introduzione concreta e su larga scala di una soluzione che pone al primo posto la tutela dei mari e dell’ambiente, chiedendo tuttavia all’utilizzatore finale uno sforzo economico nel breve periodo e, soprattutto, di processo.

FoamFlex di T1 Solutions

Oggi la vostra soluzione è usata in diversi porti italiani e da centinaia di diportisti: si trova in commercio? E quali sono i costi?

La soluzione è disponibile per i porti attraverso un contatto diretto reperibile nel sito web. Per i diportisti è disponibile al nostro e-commerce oppure, per l’uso domestico su Amazon digitando FoamFlex o negli store Leroy Merlin. In termini generali, per quanto riguarda il costo, questo è molto più alto dei competitors. Tuttavia la possibilità di riutilizzare decine e centinaia di volte il materiale e praticamente azzerare i rifiuti (molto onerosi) rende il prodotto estremamente più economico rispetto alle soluzioni tradizionali. La riduzione dei costi può arrivare al 93% e la riduzione delle Co2 (rispetto ad alternative tradizionali) fin quasi al 100%.

Al termine della procedura gli oli ricavati non sono un rifiuto ma una materia prima seconda: come potrebbe essere riutilizzata?

Una volta strizzata la spugna si ricava l’olio praticamente puro. Questo olio deve essere smaltito correttamente attraverso ditte specializzate o in appositi contenitori ma è classificabile come olio esausto. Questo comporta un conferimento gratuito in quanto l’olio può essere reimmesso in processi produttivi per produrre lubrificanti, prodotti tecnici, bitumi, biodiesel o per il recupero termico.

Prospettive di sviluppo? Quali pensate possano essere i margini di crescita e come pensate di raggiungerli?

Esistono ancora grandi margini di crescita in quanto il potenziale della tecnologia è ancora lontano dalla sua massima espressione. Il nostro sguardo è già rivolto al futuro: settori come il navale, l’industriale e le multiutility stanno scoprendo le potenzialità di FoamFlex. E i primi test con droni marini per rilevare e addirittura intervenire per recuperare gli sversamenti ci proiettano verso nuove frontiere della sostenibilità operativa.

di Marcello Volpato