Snpa-Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente presenta il quadro nazionale relativo alla qualità dell’aria nell’anno appena trascorso. Un rapporto sintetico elaborato ogni anno dagli esperti di Ispra e delle Agenzie ambientali di Regioni e Province autonome che riassume i dati rilevati dalle stazioni di monitoraggio presenti su tutto il territorio nazionale.
Rispettati i valori limite per PM10 e PM2,5 su quasi tutto il territorio, ma permangono situazioni di superamento in diverse zone. Si riduce il biossido di azoto. Caldo estremo ed assenza di precipitazioni non migliorano la situazione dell’ozono in estate.
Dietro ogni dato sulla qualità dell’aria c’è qualcosa di molto concreto: la salute delle persone, la vivibilità delle nostre città, il futuro dei nostri territori. I risultati che emergono da questo rapporto ci consegnano un messaggio chiaro: stiamo andando nella direzione giusta, ma dobbiamo farlo velocemente – ha dichiarato Alessandra Gallone, presidente di Ispra e di Snpa – Abbiamo dimostrato che migliorare è possibile. Ora dobbiamo dimostrare che possiamo fare di più. La nuova Direttiva europea ci pone obiettivi ambiziosi entro il 2030: non sono solo vincoli, ma un’opportunità per innovare, per rendere più sostenibili i nostri modelli di sviluppo, per costruire un futuro più sano e più giusto. Come Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, continueremo a mettere a disposizione del Paese il valore più importante che abbiamo: la credibilità scientifica, la qualità dei dati e la capacità di leggere i fenomeni per accompagnare le decisioni. Perché proteggere l’ambiente significa, prima di tutto, prendersi cura delle persone. E questa è una responsabilità che ci unisce tutti.
Qualità dell’aria: i dati sul pm10
Il monitoraggio del decennio 2015-2024 evidenzia che il limite annuale di pm10 è rispettato in tutte le regioni, con il 92% delle stazioni in regola anche sui superamenti giornalieri. dopo una riduzione nel primo quinquennio, la situazione appare oggi stabile.
Permangono criticità nel bacino padano, nel frusinate e nell’area napoletana, spesso aggravate da condizioni meteo di stagnazione atmosferica (assenza di vento e piogge). sotto analisi anche il contributo di fattori naturali, come le polveri desertiche dal nord Africa, che possono influenzare i picchi giornalieri.
I dati che leggiamo oggi sono il frutto di un lavoro certosino, costante e continuativo che le Agenzie svolgono da quasi trent’anni – dichiara Anna Lutman, Vicepresidente di Snpa – Per comprendere le tendenze climatiche e ambientali non bastano serie istantanee isolate: servono serie storiche di dati giornalieri, raccolti con rigore scientifico e presidio costante. È questa memoria storica, costruita giorno dopo giorno, che ci permette di fornire alle istituzioni un’analisi solida e non contestabile delle evoluzioni dell’aria che respiriamo. Dietro ad ogni numero del report ci sono tecnici, ricercatori e professionisti che ogni giorno escono sul campo, osservano e misurano. Questa presenza capillare è ciò che ci permette di verificare i modelli e cogliere segnali precoci di cambiamento. Un impegno che garantisce omogeneità nei dati su tutto il territorio nazionale, con informazioni robuste e certe, in grado di essere un riferimento tecnico ufficiale per la PA e per l’Europa.
Dati PM2,5 e biossido di azoto
Il valore limite annuale del PM2,5 (25 μg/m³) è rispettato su quasi tutto il territorio nazionale. Per questo inquinante si osserva una riduzione media di circa il 14% dei livelli annuali registrati nel 2025 rispetto alla media del decennio 2015-2024.
Anche il valore limite annuale del biossido di azoto è rispettato nella larga maggioranza delle stazioni di monitoraggio (99%), sebbene sia da registrare il superamento in un numero limitato di stazioni, localizzate in grandi aree urbane in prossimità di importanti arterie stradali, nell’agglomerato di Milano, a Genova, Napoli, Catania e Palermo. Il valore limite orario è invece rispettato ovunque.
I primi dati sembrano confermare l’andamento osservato nel periodo 2015-2024, con una riduzione marcata e progressiva per il biossido di azoto, estesa alla maggior parte delle stazioni.
Situazione ozono
In larga parte del Paese si registrano ancora livelli di concentrazione di ozono superiori agli obiettivi previsti dalla legge (solo il 9% delle stazioni rispetta l’obiettivo a lungo termine, pari a 120 μg/m³ come valore più alto della media mobile giornaliera su otto ore). Le condizioni meteorologiche estive che hanno caratterizzato l’estate 2025, con caldo estremo e assenza di precipitazioni, hanno fatto registrare anche diffusi superamenti della soglia di informazione (180 μg/m³ per la media oraria) prevista a tutela della popolazione dall’esposizione acuta.
In sintesi, si può affermare che il 2025 ha confermato il trend di miglioramento della qualità dell’aria a livello nazionale.
Nuova Direttiva UE: la sfida per un’aria più pulita entro il 2030
La nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria, in vigore dal dicembre 2024 e pronta al recepimento entro il 2026, impone un’accelerazione decisiva. Con l’obiettivo fissato al 1 gennaio 2030, l’Italia è chiamata ad attuare strategie supplementari per abbattere drasticamente le emissioni.
Attualmente, gran parte del Paese supera sia i nuovi limiti UE che i valori guida dell’OMS, che identifica l’inquinamento atmosferico come uno dei principali rischi per la salute. La strada verso la conformità richiede un impegno strutturale per garantire una riduzione delle sostanze inquinanti senza precedenti.





