Internet computer

Quando l’Italia si collegò per la prima volta a Internet – Green Deal

L’Italia accese Internet quaranta anni fa a Pisa, quando a premere fisicamente il pulsante fu Antonio Blasco Bonito, con cui lavoravano Stefano Trumpy e Luciano Lenzini. Contestualizzare quel momento mi spinge a rinnovare la memoria di come si caratterizzassero quella Italia, le sue strutture scientifiche, i protagonisti. Nella seconda metà ’70, a scala nazionale, si viveva la grande stagione dei Progetti Finalizzati avviati dal CNR, cui a inizi ’80 si unì ENEA: priorità tematiche e modalità operative non vennero definite secondo logiche di breve termine e nel rispetto dei canoni rituali delle baronie accademiche, ma focalizzate in ottica di medio-lungo termine nell’ambito di un tavolo di regia nel quale la Ricerca pubblica e privata dialogava con istituzioni e imprese.

Ebbi la fortuna di collaborare sin dall’inizio con il Progetto Finalizzato ‘Energetica’ e con quello ‘Aree a Risorse Limitate’: alla luce dei risultati via via acquisiti, oggetto di confronto serrato in una sessione plenaria annuale di tutti gli attori coinvolti, il dibattito si estese dai temi prettamente tecnologici alla lettura sistemica dei fenomeni investigati, pervenendo a tratteggiare i contenuti di un’auspicata pianificazione strategica dello sviluppo ‘eco-energeticamente compatibile’ (oggi diremmo ‘sostenibile’) del Paese grazie ad una pervasiva innovazione orientata al ricorso a ‘Tecnologie Appropriate’ del cui potenziale in termini di crescente impegno di cooperazione internazionale eravamo ben consapevoli.

La nascita della scuola italiana tra ricerca, industria e comunità scientifica

Dai programmi di ricerca cui collaborai nacque una vera e propria scuola italiana, capace di dialogare con le migliori esperienze internazionali: Matteoli a Torino, Scudo e Manzini a Milano, Los a Venezia, Ratto e Bianchi a Genova, Butera, Beccali, Gianni Silvestrini, Rizzo a Palermo, Vittorio Silvestrini a Napoli, i non accademici Ketoff, Cuozzo, Ruggi, Di Donna, Gabriella Pistone e Vittorio Bartolelli a Roma, io a Reggio Emilia, l’ENEA di Giancarlo Pinchera, Ugo Farinelli, Sergio Ferrari, lo IEFE – Bocconi di Amman e Garribba.

Condividevamo la aspirazione all’utilità sociale delle nostre ricerche e la convinzione di lavorare per accorciare l’intervallo temporale tra invenzione ed innovazione, in Italia stimato in 10-20 anni da Roberto Fieschi, grazie ad un dialogo costante e trasparente con la migliore cultura industriale, dall’Ansaldo di Renzo Tasselli al Centro Ricerche Fiat di Ugo Businaro, dall’ENI di Colitti, Curcio, Nardelli alla Montedison di Colombo, Lanzavecchia e Galli: estendendo il dialogo alle istituzioni dalla scala nazionale alla locale, intendevamo poi favorire la crescita di una “comunità scientifica di massa” (ciò che oggi definiremmo ‘Citizen Science’).

Alla luce del Rapporto “The limits to the growth” redatto dai Meadows di MIT per il Club di Roma fondato da Aurelio Peccei, la riflessione sul modello di sviluppo prevalente ne evidenziava effetti quali il degradare con usi intensivi e concentrati le risorse più facilmente accessibili, altrettanto insidiando, sottoutilizzandole e marginalizzandole, le risorse di aree più sfavorite.

Dal riequilibrio territoriale alla transizione ecologica: esperienze e visioni dagli anni ’70

Ciò ci portava, ad esempio, a ritenere prioritario nel nostro Paese il tema del riequilibrio tra pianura ‘sovrautilizzata’ (20% della superficie) e collina/montagna ‘sottoutilizzata’ (80% della superficie), che oggi leggiamo come parte integrante delle politiche di Transizione verso scenari di decarbonizzazione necessari per sperare di contenere gli effetti della Policrisi sistemica in atto.

Memore delle prampoliniane “cattedre ambulanti” per la diffusione di innovative pratiche agrozootecniche in area emiliana, organizzavo con Giorgio Celli e Duccio Tabet, accompagnato dalla moglie sorella di Bruno e Gillo Pontecorvo, assemblee per un’agricoltura meno chimicizzata rivolte agli allora scettici agricoltori emiliani.
Per quanto riguardava l’impegno a scala locale, a metà ’70 entrai nel Consiglio di Amministrazione dell’AGAC, la Municipalizzata che gestiva acqua, erogazione di gas naturale, rifiuti.

Energia, innovazione e Internet: la genesi di un percorso tecnologico

Fui così tra i promotori e realizzatori della esperienza di cogenerazione e teleriscaldamento nota come RETE (Reggio Emilia Total Energy), progettata in CISE con il gruppo diretto da G.B. Zorzoli.
Sempre in AGAC, con l’aiuto di Giovanni Bianucci, posi le basi per la telegestione ed il telecontrollo degli impianti di depurazione gestiti dall’Azienda.
Intendevo perseguire in AGAC, pur ignorante in materia, l’obiettivo di razionalizzare fin dal disegno progettuale lo sviluppo dei sistemi informativi, organizzati come CED-Centro Elaborazione Dati, per evitare sprechi e duplicazioni già riscontrabili. E’ così che nacque il rapporto che giustifica l’avere titolato questa nota con la citazione dell’evento che connesse il Paese ad Internet.

Avevo conosciuto come membro del Comitato ordinatore e scientifico del Progetto Finalizzato C.N.R. ‘Informatica’ il Prof. Giovan Battista Gerace, pioniere delle Scienze Informatiche, dal 1955 impegnato presso il Centro Studi Calcolatrici Elettroniche (CSCE) dell’Università di Pisa, membro del gruppo esecutivo che ebbe la responsabilità di progettare e costruire la Calcolatrice Elettronica Pisana (CEP). Nel 1962 Gerace divenne direttore del CSCE, di cui curò, assieme ai Proff. Faedo e Conversi, la trasformazione in organo di ricerca del CNR, in seguito denominato Istituto di Elaborazione dell’Informazione (IEI).

Scienza e società: l’incontro con il pioniere che portò l’informatica nella PA

Alla fine degli anni ’60 Gerace fece parte del gruppo che definì lo Statuto del primo Corso di Laurea italiano in ‘Scienze dell’Informazione’, istituito a Pisa nel 1969, e nel 1971 risultò vincitore della prima cattedra di discipline informatiche bandito dall’Università di Pisa, denominata “Sistemi per l’Elaborazione dell’Informazione”. Dal 1973 al 1976 fu Preside della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali. Quando ebbi la fortuna di ragionare con lui, Gerace stava indirizzando la sua ricerca verso temi di maggiore impatto sociale, come l’influenza dell’evoluzione tecnologica sullo sviluppo del Paese e del mondo del lavoro o appunto delle applicazioni dell’informatica nei processi produttivi e nella Pubblica Amministrazione.

Collaborare con lui ebbe effetti positivi sulla efficace gestione informatizzata, in AGAC (oggi inglobata in IREN), di dati sia economici che gestionali ed operativi. A Pisa, nel 1986, a premere fisicamente il pulsante fu Antonio Blasco Bonito, con cui lavoravano Stefano Trumpy e Luciano Lenzini: l’anno dopo, purtroppo perdemmo Giovan Battista Gerace.