Presentato il Rapporto ASviS “Scenari per l’Italia al 2030 e al 2050” in occasione dell’ottava edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile che dal 7 al 23 maggio ha animato – tramite eventi, concerti e molteplici iniziative – tutta Italia, la rete e vari Paesi del mondo.
Fino a quando potremmo parlare di generazioni future e di pianeta? La nostra esistenza è a rischio, e seppure sappiamo che prima o poi “moriremo tutti”, potrebbe essere un dettaglio non da poco cercare di capire “quando” e che cosa possiamo fare di concreto per salvaguardare il pianeta e la nostra specie.
Il Rapporto è stato lanciato durante l’evento di apertura “Guardare al futuro per cambiare il presente: le imprese e la finanza davanti alla sfida della sostenibilità” che ha avuto luogo a Ivrea nella storica sede dell’Olivetti, luogo emblematico della cultura industriale italiana.
Rapporto ASviS, dalla catastrofe climatica alla Net zero Transformation
Il documento contiene un’inedita analisi sviluppata in collaborazione con Oxford Economics che esamina quattro scenari futuri e le scelte possibili per realizzare la transizione energetica, valutando l’impatto sull’economia del Paese.
Uno di questi scenari mostra che, se non faremo nulla, le temperature continueranno indisturbate a salire: è lo scenario della catastrofe climatica. I governi falliscono nel contenere l’aumento della temperatura, che salirà di 2.3°C nel 2050 rispetto all’era preindustriale. Tradotto: è il crollo dell’economia e della società. Poi c’è la previsione di base, cioè il percorso attuale: il mix energetico globale continua a dipendere da fonti fossili che conduce a un aumento di 1.9°C della temperatura media entro il 2050. Comunque andiamo male.
Se, invece, non facciamo nulla per i prossimi 6 anni, e cominciamo a preoccuparci solo nel 2030, andremo incontro a una transizione tardiva: le politiche globali di mitigazione cominceranno a essere attuate a partire dal 2030, rallentando il riscaldamento globale, ma non abbastanza perché la temperatura aumenterebbe di 1.7°C.
Infine, lo scenario migliore, Net Zero Transformation: riforme economiche strutturali mirate a incentivare gli investimenti “verdi” che contribuiranno ad azzerare le emissioni di CO2 entro il 2050 e che entro il 2100 potrebbero invertire la tendenza e scendere sotto 1.5°C, in linea con gli accordi di Parigi. Questo scenario non solo è quello che prevede la maggiore riduzione delle temperature ma è anche quello in cui aumenterebbe maggiormente il Pil, migliorando l’occupazione e riducendo, quindi, il debito pubblico.
Accelerare e investire subito sulla transizione ecologica conviene
In conclusione, non agire subito genererà costi maggiori e metterà a rischio la sopravvivenza del nostro futuro. Agire oggi è, quindi, conveniente non solo per l’ambiente, ma anche per l’economia e la società. Il messaggio di ASviS è chiaro: possiamo creare una società in cui la qualità della vita di tutte e tutti è migliore, e in cui il pianeta è in salute, ma dobbiamo agire oggi e con forza.
Infografica – L’impatto della transizione energetica sull’economia al 2050
Infografica interattiva – Le 4 strade della transizione per l’Italia del 2050
di Elisa Capobianco, Progetti di Comunicazione e Advocacy, ASviS







