Ricci

Ricci: vittime del cambiamento climatico; l’allarme del Centro Ricci “La Ninna”

I ricci, anche loro, vittime dei cambiamenti climatici e non solo. E di fronte alle minacce come si comportano? La loro particolare difesa, la famosa azione “chiudersi a riccio” per formare una palla impenetrabile di aculei, non è abbastanza. I ricci sono animali considerati sentinella dello stato di salute di un ecosistema, in quanto a stretto contatto con il suolo, territoriali e insettivori.

Il rapido declino di questa specie che, nella sua forma attuale, vive sul Pianeta da milioni di anni è sintomo del grado di devastazione che l’uomo sta causando. I ricci hanno subìto un calo numerico del 70% in Europa in soli 20 anni. I dati rilevati in Inghilterra sono ancora più impressionanti: secondo una stima fatta dagli anni Settanta ad oggi, gli esemplari presenti sul territorio sarebbero scesi da 30 milioni a meno di ottocentomila.

I ricci vittime delle azioni scellerate degli uomini

Non sono solo i cambiamenti climatici a porre a rischio la vita di migliaia di specie animali come denuncia ogni anno la IUCN (International Union for Conservation of Nature) ma anche:

  • la distruzione degli habitat,
  • il commercio illegale,
  • il bracconaggio,
  • l’inquinamento.

Tutte azioni che sommate mettono in pericolo di estinzione gli abitanti non umani del nostro Pianeta. Il dato più allarmante è che questo processo distruttivo è, oggi, molto più veloce del passato e le specie si estinguono a una velocità circa cento volte superiore.

Il parere del Centro La Ninna di Cuneo

Ricci pericoli

Di questo passo, se non si farà nulla, i ricci si estingueranno nel giro di 10-20 anni.  A lanciare l’allarme è il veterinario Massimo Vacchetta, che dirige il Centro Ricci “La Ninna” di Cuneo, che oggi ospita circa 200 ricci: alcuni resi disabili dall’attività dell’uomo (investimenti, ferite da decespugliatori e dai tosaerba robotizzati), altri recuperati in condizioni difficili a causa delle conseguenze del cambiamento climatico (impossibilità di andare in letargo, mancanza di prede per l’utilizzo massiccio di prodotti chimici in agricoltura, nei nostri orti e nei giardini).

Da otto anni, in qualità di veterinario – spiega Vacchetta – mi occupo del recupero e della cura dei ricci, piccoli mammiferi notturni che accolgo nella mia casa-ospedale di Novello, un piccolo paese abbarbicato su una rocca delle Langhe, nella zona del Barolo. Dopo aver lasciato la libera professione negli allevamenti di bovini, ho intrapreso questa missione che mi permette di aiutare gli animali e al tempo stesso di cercare di fare qualcosa di concreto per tutelare l’ambiente.

La mia diretta esperienza con la fauna selvatica – prosegue il Dott. Vacchetta – anche se limitata a una sola specie, i ricci, appunto, mi ha fatto toccare con mano quanto sia grave la problematica del degrado ambientale e del riscaldamento globale e quanto poco sia purtroppo percepita dalla gente.

Siccità e shock termico dramma anche per i ricci

Anche l’arrivo dell’estate con le sue ormai insostenibili temperature aggiunge ulteriori cause di morte. Lunghi periodi di siccità causano decessi per disidratazione e denutrizione, il calore per shock termico, l’innalzamento delle temperature invernali, poi, fa “saltare” il letargo.

Dal 2014 il centro “La Ninna” ha soccorso e curato migliaia di ricci, riportandoli poi in libertà. Il centro, anche grazie al supporto della Fondazione Capellino che fornisce le crocchette per il sostentamento dei ricci, svolge un’importante azione di sensibilizzazione e di ricerca in collaborazione con l’Università di Torino e con il CANC (Centro Animali Non Convenzionali).

di Elena Sofia Midena