Rifiuti speciali edili

Rifiuti speciali: forte crescita nel 2024, con l’edilizia a guidare la classifica e il recupero in cima alle soluzioni

Nel corso del 2024 il volume di rifiuti speciali generati in Italia dalle attività produttive, commerciali, manifatturiere e dai processi di bonifica ha registrato un’impennata significativa secondo il Rapporto ISPRA. Con oltre 172 milioni di tonnellate complessive, si è verificato un balzo del +4,6% su base annua (+7,6 milioni di tonnellate). Questo incremento evidenzia un netto scostamento dal trend economico generale, che ha visto il PIL crescere a un ritmo più contenuto (+0,8%) insieme a una modesta salita dei consumi (+1,3%).

I dati del Rapporto, accanto alle criticità legate all’elevata produzione e alla non uniforme distribuzione del sistema impiantistico, confermano la solidità del percorso intrapreso dal nostro Paese verso un modello di economia sempre più circolare. L’aumento del recupero di materia complessivo, con importanti performance nel riciclo dei rifiuti da costruzione e demolizione, dimostrano come innovazione e corretta gestione dei rifiuti possano tradursi in risultati concreti per l’ambiente e per il sistema produttivo – dichiara Maria Alessandra Gallone, Presidente ISPRA e SNPA – Dobbiamo saper cogliere questi segnali positivi perché rappresentino uno stimolo a proseguire lungo la strada della prevenzione, del riutilizzo e del recupero delle risorse, rafforzando le filiere industriali e investendo nelle tecnologie e nelle competenze.

Rifiuti speciali, i settori di origine: edilizia e bonifiche in testa

La scomposizione per comparti produttivi mette in luce la preponderanza del settore edile:

  • Costruzioni e demolizioni: generano oltre la metà degli scarti nazionali, toccando 90,4 milioni di tonnellate (52,5% del totale);
  • Trattamento rifiuti e risanamento: rappresentano la seconda voce con il 23,1%;
  • Manifattura: contribuisce per il 15,9%;
  • Altre attività di servizio ed economiche: costituiscono il restante 8,5%.

Dal punto di vista della pericolosità, i rifiuti non pericolosi rappresentano la stragrande maggioranza del totale (93,7%), in crescita del +4,5%. Al contempo, le tipologie pericolose raggiungono i 10,8 milioni di tonnellate, registrando però una crescita percentuale più sostenuta (+6,0%, ovvero 612 mila tonnellate aggiuntive).

L’inquadramento geografico: la mappa della produzione

I volumi prodotti ricalcano la presenza delle infrastrutture industriali sul territorio nazionale:

  • Nord: concentra il 56% della produzione globale. La Lombardia guida la graduatoria con 36,4 milioni di tonnellate (il 21,2% del totale nazionale), seguita da Veneto (18 milioni), Emilia-Romagna (15 milioni) e Piemonte (13,9 milioni).
  • Mezzogiorno e Isole: totalizzano 44,3 milioni di tonnellate (25,8%), trainati dalla Campania (11,7 milioni), seguita da Sicilia (10,1 milioni) e Puglia (9,3 milioni).
  • Centro: si attesta su 31,3 milioni di tonnellate (18,2%), con Toscana (11,5 milioni) e Lazio (11,2 milioni) in cima alla ripartizione centrale.

Le dinamiche di gestione: recupero di materia in crescita, discariche in contrazione

Nel 2024 il sistema nazionale di gestione ha trattato complessivamente 187,2 milioni di tonnellate di materiali (di cui 177,5 milioni non pericolosi). I dati indicano una spinta sempre più marcata verso l’economia circolare:

  • Recupero di materia: si conferma la prassi prevalente, arrivando a coprire il 74,3% delle operazioni (139,1 milioni di tonnellate, +6,4% rispetto al 2023).
  • Smaltimento: si limita al 13,9% del totale trattato.
  • Discarica: riduce ulteriormente il suo peso, registrando una flessione del -2% rispetto al 2023 e un calo progressivo del -23,9% nel confronto con i dati del 2021.

Flussi transfrontalieri e infrastrutture

Per quanto riguarda le movimentazioni con l’estero, l’Italia ha importato 7 milioni di tonnellate di scarti (composti principalmente da rottami metallici provenienti da Francia e Germania e diretti alle filiere siderurgiche interne) e ne ha esportate 5,1 milioni di tonnellate (in prevalenza verso la Germania).

A presidio della gestione opera un’infrastruttura di 10.563 impianti autorizzati su scala nazionale. Anche sul piano della capacità impiantistica la Lombardia si conferma l’hub di riferimento, ospitando quasi un quinto delle strutture attive della penisola (2.068 impianti, pari a circa il 20%).