Gli italiani si disfano di enormi quantità di rifiuti tessili ogni anno ma una quota significativa finisce ancora nei canali di conferimento scorretti: i dati provengono dall’Osservatorio Ipsos su richiesta di Erion Textiles – Consorzio dedicato alle aziende del settore tessile che ha analizzato le nostre abitudini, rivelando un quadro complesso fatto di grandi volumi dismessi, comportamenti differenziati per territorio ed età e criticità strutturali nella gestione dei rifiuti tessili.
Il tessile danneggiato viene percepito come rifiuto irrecuperabile invece che come risorsa da riciclare. Con i futuri sviluppi delle tecnologie per il riciclo servirà impostare strategie di comunicazione mirate che possano modificare la consapevolezza dei consumatori e i loro comportamenti – ha sottolineato Luca Campadello, Strategic Development & Innovation Manager di Erion – La sfida che Erion Textiles ha di fronte si compone di due aspetti fondamentali. Da un lato la ricerca e l’implementazione di soluzioni di riciclo per gli abiti non riutilizzabili. Dall’altro, una comunicazione che parli linguaggi diversi a territori e generazioni differenti, ma con l’obiettivo comune di far comprendere che ogni tessuto, anche quello danneggiato, rappresenta una risorsa per il futuro.
Rifiuti tessili: fuori moda o danneggiati, i motivi per cui ce ne disfiamo
I vestiti rappresentano la categoria smaltita maggiormente: fra coloro che se ne sono disfatti negli ultimi 12 mesi il 38% ha gettato via in media 7,6 capi; circa 6 su 10 hanno eliminato le scarpe (57%) e 1 su 2 stracci o tessuti danneggiati (51%).
Dal punto di vista territoriale, emergono differenze significative: i cittadini del Nord Italia sono quelli che si liberano di più di vestiti e scarpe rispetto al resto dello stivale (69% e 60% rispettivamente), con una media di 8,4 capi contro i 6,4 del Sud.
La ragione principale per cui ci si disfa dei capi di abbigliamento è perché sono danneggiati o consumati (53% a livello nazionale). La seconda motivazione più comune è il “non li uso più” (39%), che sale al 42% nel Nord Italia, evidenziando un approccio più pragmatico legato al decluttering. E non parliamo degli stracci o dei capi danneggiati: è diffusa la convinzione che solo il tessile in buono stato si debba conferire nei contenitori dedicati mentre i rovinati possono essere smaltiti nell’indifferenziata: non si percepisce il tessuto rotto come una risorsa che potrà essere riciclata, ma come spazzatura irrecuperabile.
Particolarmente significativa la percentuale dei giovani (18-26 anni) che pur mostrando una maggiore attenzione alla correttezza del conferimento dichiara di disfarsi di un capo perché “fuori moda” (10% dei giovani vs 3% media Italia) oppure a causa di un “acquisto online non soddisfacente” (un altro 10% vs 3% media Italia).





