Unirau e Ariu insieme ai rappresentanti di Retessile hanno illustrato e consegnato ad Anci ed Utilitalia un report che analizza la situazione critica vissuta dalla filiera dei rifiuti tessili urbani e dettaglia in modo chiaro e trasparente: i costi di raccolta variano tra i 306 ed i 366 euro/tonnellata, a seconda di diversi fattori di costo presi in esame.
Unirau (l’Associazione delle aziende e delle cooperative che svolgono le attività di raccolta, selezione e valorizzazione della frazione tessile dei rifiuti urbani che aderisce ad Assoambiente) e Ariu (Associazione Recuperatori Indumenti Usati) sono in attesa dell’istituzione di un regime di EPR (Responsabilità estesa del produttore” che in Italia ha reso possibile la nascita dei consorzi del riciclo di imballaggi, RAEE e pneumatici) a cui stanno lavorando il MASE (tramite un apposito DM) e la UE (tramite la revisione della direttiva europea 2008/98), provvedimenti che verosimilmente saranno varati nel primo semestre del 2026; nel frattempo si rende necessario un sostegno da parte dei Comuni e delle aziende della raccolta rifiuti urbani.
Per anni i costi della raccolta effettuata tipicamente da soggetti dell’economia sociale si autosostenevano con il valore ricavato dalla vendita alle aziende della selezione di quanto raccolto, che veniva valorizzato tramite preparazione per il riuso e riciclo – ha evidenziato Andrea Fluttero, Presidente Unirau – Questo ci obbliga come dimostrato dai dati che emergono dal report presentato, a vendere le nostre raccolte a quotazioni inferiori ai nostri costi di raccolta e ci mette di fronte al rischio di non poter dare continuità al servizio.
Oggi la somma degli effetti dell’aumento dei quantitativi raccolti su base europea, la scarsa qualità del “fast fashion” e la concorrenza sui mercati globali del “second hand” fatta dal super fast fashion cinese ha fatto crollare il valore di quanto raccolto e le imprese della selezione per mantenere la loro competitività sono costrette ad acquistare raccolte provenienti da altri Paesi europei di maggiore qualità ed a quotazioni decisamente più basse – ha affermato Joseph Valletti, Presidente Ariu.
Rifiuti tessili urbani: le richieste
Dal primo gennaio 2025 tutti i Paesi europei hanno dovuto attivare la raccolta differenziata della frazione tessile dei rifiuti urbani (CER 20.01.10 e 20.01.11). Ora, senza un sostegno urgente e con i costi in costante rialzo i prodotti riutilizzabili e riciclabili andranno persi e un intero ecosistema industriale che è fondamentale per la transizione circolare dei prodotti tessili collasserà prima che l’EPR entri in vigore mettendo anche i Comuni e le stazioni appaltanti nel rischio di trovarsi nella impossibilità di raccogliere o vendere, qualora raccolti a loro spese, questa tipologia di rifiuti urbani, spendendo per mandarli a smaltimento.
Tra le possibili azioni richieste e presenti nel report:
- la possibilità di prezzi agevolati per smaltire gli scarti della raccolta e della selezione;
- l’impegno ad evitare iniziative per aumentare i quantitativi raccolti;
- la sospensione del pagamento di eventuali royaties dovute a seguito di gare pregresse per la raccolta;
- il passaggio da gare ad evidenza pubblica al massimo rialzo a quelle al massimo ribasso.





