Il prossimo martedì 3 marzo, l’Aula Giulio Cesare in Campidoglio ospiterà un confronto di portata internazionale. Il convegno “Roma Capitale – Pianeta Acqua”, promosso dalla presidente dell’Assemblea capitolina Svetlana Celli, segna un momento di riflessione profonda sul destino delle aree urbane nell’era del cambiamento climatico.
Al centro del dibattito una delle menti più influenti del nostro tempo: l’economista e sociologo statunitense Jeremy Rifkin, che presenterà la sua visione contenuta nel suo ultimo libro “Pianeta Acqua”.
Ripensare l’acqua come fonte di vita e non come fonte di profitto, rappresenta una rivoluzione mentale e un riorientamento spazio temporale dell’uomo sul pianeta che o ospita – sottolinea Jeremy Rifkin – L’avventura umana sta entrando in una fase del tutto nuova – continua – basata sulla consapevolezza che siamo parte di un pianeta acquatico, e non terrestre, e che se vogliamo preservare le possibilità di sopravvivere, dobbiamo affiancare al Green Deal un ‘Blue Deal’ che intervenga in ogni aspetto della nostra vita, nel modo in cui ci rapportiamo alla natura, concepiamo la scienza, governiamo la società e la vita economica, educhiamo i nostri figli. Il nesso fra cibo, acqua e energia richiede una transizione totale per adattare scienza e tecnologia ad un pianeta idrosferico, in cui l’energia rinnovabile superi la sua discontinuità grazie alle tecnologie dell’idrogeno, elemento fondamentale per mantenere l’acqua e la vita sul pianeta, e determinante per la nostra sovranità energetica ma anche politica. Questa fase nuova comincia dalla ridenominazione di quella che Papa Francesco ha definito ‘la nostra casa comune’, come PIANETA ACQUA.
Jeremy Rifkin: l’architetto della terza rivoluzione industriale
Jeremy Rifkin non è solo un economista ma un vero e proprio “visionario pragmatico” che da decenni consiglia capi di stato (dall’Unione Europea alla Cina) e istituzioni globali; è considerato il padre di concetti che oggi sono alla base delle politiche globali:
- la terza rivoluzione industriale: l’idea che l’unione tra internet e le energie rinnovabili trasformerà il modo in cui viviamo e produciamo;
- l’economia circolare: un modello che supera il concetto di “rifiuto”, rigenerando costantemente le risorse in cicli biologici e tecnici;
- l’empatia planetaria: la convinzione che la sopravvivenza umana dipenda dalla nostra capacità di riconnetterci con l’ecosistema terrestre.
Perché roma guarda al “pianeta acqua”?
Le città moderne sono progettate per “allontanare” l’acqua (attraverso cementificazione e sistemi di scolo idraulici rigidi). Rifkin propone l’esatto opposto: ripensare le città a partire dall’acqua, trasformandole in spugne capaci di assorbire, conservare e rigenerare questa risorsa.
Il convegno in Campidoglio si pone l’obiettivo di tradurre queste teorie in pratica per la Capitale:
- adattamento climatico: gestire i periodi di siccità estrema alternati ad alluvioni lampo;
- infrastrutture blu: integrare l’idrologia nella pianificazione urbanistica;
- governance dei beni comuni: riaffermare l’acqua come diritto universale e pilastro dell’ecologia integrale.
L’incontro con Jeremy Rifkin non è solo una formalità istituzionale ma il tentativo di inserire Roma nel circuito delle “città resilienti”. In un’epoca di transizione ecologica, la sfida è smettere di considerare l’acqua come un pericolo da contenere e iniziare a vederla come la forza vitale su cui ricostruire il tessuto sociale ed economico.





