Un protocollo d’intesa tra Confagricoltura e Utilitalia punta a ripensare la gestione delle risorse idriche in un’ottica di maggiore efficienza e sostenibilità. Per rispondere alle sfide poste dai cambiamenti climatici servono nuove infrastrutture e un piano straordinario di manutenzione di quelle esistenti.
Necessari anche momenti di confronto con stakeholder nazionali e internazionali, attività di formazione per tecnici e aziende e sono state messe in campo proposte comuni per infrastrutture idriche più efficienti, con l’obiettivo di favorire un’agricoltura e un servizio idrico integrato sempre più circolari e resilienti, contribuendo alla gestione sostenibile e oculata della risorsa acqua.
Per far fronte alla crescente domanda idrica e agli eventi estremi, è fondamentale incrementare la percentuale di acqua piovana trattenuta, realizzando nuovi bacini di accumulo e potenziando quelli esistenti.
Risorse idriche ed economia circolare
Gli oltre 350 grandi invasi italiani, con un’età media di 62 anni e una capacità ridotta del 30% a causa dell’interramento, richiedono interventi urgenti di manutenzione e ammodernamento. Per garantire la sicurezza idrica del Paese è necessario raddoppiare gli investimenti nel settore, destinando almeno 6 miliardi di euro annuali, con particolare attenzione alla riduzione delle perdite di rete.
Confagricoltura e Utilitalia sottolineano l’urgenza di un maggiore riutilizzo delle acque reflue depurate in agricoltura, in linea con i principi dell’economia circolare. Attualmente, secondo i dati ISPRA, in Italia sono operativi 79 impianti per la produzione di acque di riuso, ma solo 16 sono dotati di una rete per la distribuzione e l’utilizzo dell’acqua affinata per l’irrigazione dei campi. Nonostante l’esistenza di numerosi impianti di depurazione avanzata, solo una piccola parte delle acque trattate risulta effettivamente reimpiegata per l’irrigazione, lasciando inutilizzato un potenziale di circa 6,7 miliardi di metri cubi all’anno.
I fanghi di depurazione rappresentano una preziosa risorsa per il recupero di sostanze nutritive e carbonio organico, fondamentali per la fertilità del suolo. La sfida è superare l’attuale concezione di scarto e promuovere una cultura della valorizzazione, trasformando i fanghi in biofertilizzanti di qualità. L’agricoltura, pilastro della bioeconomia europea, può giocare un ruolo chiave in questo processo, a condizione che siano garantite adeguate certificazioni di qualità.






