Walter Ganapini Risorse idriche

Risorse idriche: uso plurimo delle acque italica chimera?, di Walter Ganapini – Green Deal

La crisi climatica in atto fa sì che il nostro Paese, in tema di risorse idriche, registri il crescere di gravi episodi di siccità e contestualmente di eventi estremi legati ai nuovi regimi delle precipitazioni che impattano su un territorio fragile, dalle aree collinari e montane alle urbanizzate ad alto tasso di cementificazione, con difficile deflusso delle acque meteoriche con conseguenti allagamenti e frane accompagnati anche da perdita di vite umane.

Politiche di prevenzione per la tutela del territorio rimangono promesse o annunci. Occorre forse allora rammentare i passaggi legislativi che avevano aggiornato in logica europea l’assetto normativo del Paese dal 1976 al 1994.

Risorse idriche: le leggi finalizzate alla tutela

E’ del 1976 la legge 319/76, nota come “legge Merli”, finalizzata all’impiego razionale delle acque ed a regolare lo scarico delle acque reflue, imponendo, per determinate sostanze, il rispetto di precisi valori-limite; nel 1989 la legge 183/89, che intende assicurare difesa del suolo, risanamento delle acque, fruizione e gestione del patrimonio idrico per usi di razionale sviluppo economico e sociale, tutela degli aspetti ambientali ad essi connessi. Inoltre avvia la riorganizzazione delle competenze in materia di gestione e tutela del territorio, con la ripartizione dei compiti e dei poteri tra Stato, Regioni, Comuni, istituendo le Autorità di Bacino); mentre è del 1994 la legge 36/94, nota come “ Legge Galli”, per la quale le acque superficiali e sotterranee sono pubbliche e il consumo umano è prioritario rispetto agli altri usi, che sono ammessi quando la risorsa è sufficiente a condizione che non pregiudichino la qualità dell’acqua per il consumo umano.

L’acqua potabile persa durante la distribuzione

Grazie anche alla forte e competente pressione dell’ambientalismo scientifico, prendeva corpo un percorso di pianificazione a scala di Bacino Idrografico che, ove non bruscamente interrotto e frammentato per soddisfare uno pseudo-autonomismo regionale, avrebbe evitato molti degli episodi luttuosi succedutisi sin qui. Come è noto, la risorsa acqua è ciclica e il suo governo deve valorizzarne l’uso plurimo ‘in cascata’ alla luce dei parametri qualitativi via via decrescenti. Priorità viene riconosciuta agli usi civili a partire dalla fornitura di acqua potabile (oggi parte del Servizio Idrico Integrato): nel nostro Paese i consumi individuali sono elevati ed andrebbero moderati e razionalizzati, così come non è accettabile che assenza di adeguata manutenzione delle reti acquedottistiche porti a dispersione di oltre il 40% dell’acqua collettata. Dalla sorgente, attraverso la rete di adduzione, l’acqua arriva al serbatoio di accumulo, poi la rete di distribuzione la porta fino ai rubinetti. Con le dispersioni da rete perdiamo acqua, energia e le risorse ad essa collegate, danno quantificato a livello mondiale in 380 miliardi di Euro/anno.

La risorsa idrica per usi industriali

In tema di ‘usi industriali’, la maggior parte dell’acqua viene utilizzata per forza motrice, raffreddamento, condensazione, lavaggio, trasporto, con requisiti qualitativi molto diversificati, dalla potabile per le industrie agroalimentari sino ad acqua ad elevata purezza, impiegata in comparti quali chimica, farmaceutica, elettronica.
Le acque reflue derivanti da attività industriali rilevano sotto il profilo ambientale ed economico (pressione sullo stato della risorsa idrica per ipersfruttamento delle falde). Nel caso degli ‘usi agricoli’ l’acqua è fattore produttivo e varia a seconda della stagione, del tipo di coltura, del terreno e della qualità dell’acqua utilizzata: il solo passaggio da irrigazione a scorrimento ad irrigazione a pressione farebbe risparmiare l’8 % dell’intera domanda idrica dell’agricoltura del nostro Paese. Modalità di irrigazione prevalenti, assenza di misuratori, criteri per concessioni di derivazione e assenza di controlli sulle quantità derivate sono fattori che scoraggiano contenimento dei consumi ed impiego di sistemi di irrigazione innovativi.

Acqua per produrre energia

Diga

Nel caso degli ‘usi energetici’ occorre distinguere fra domanda di breve e di lungo periodo, ove la discriminante è rappresentata dal cambiamento del sistema idroelettrico (dighe, canali di gronda, turbine, pompaggio). Le modalità di produzione influenzano il costo delle risorse idriche utilizzate, dagli impianti ad acqua fluente con produzione sostanzialmente costante nel tempo, ad impianti dotati di accumulo in grado di fornire energia più “pregiata”, relativa a momenti di elevato carico della rete e importante per garantire approvvigionamenti nei momenti di punta.

Funzioni ambientali e servizi ecosistemici delle risorse idriche

Dobbiamo infine considerare le funzioni ambientali ed i servizi ecosistemici resi in termini di fruizione ricreativa (balneazione, pesca sportiva, navigazione da diporto, frequentazione delle zone fluviali) e paesistica (es. aspetto fisico del corso d’acqua, mantenimento della biodiversità). Migliorare la qualità del corpo idrico rende possibili funzioni ambientali aggiuntive, garantendo il deflusso minimo vitale (DMV). Avere svilito nel tempo le conquiste normative sopra citate ha generato impatti molto pesanti sulla qualità competitiva dei nostri territori, ancor prima del manifestarsi della crisi climatica come fenomeno irreversibile. Le gravi carenze in materia di dotazione di impianti di depurazione ha portato l’UE ad irrogarci una assai costosa infrazione della normativa ambientale.

Economia criminale e scarico in mare

Poco si è fatto per valorizzare, in termini di progettazione di impianti e formazione del personale incaricato del loro funzionamento, l’ottima reputazione di istituzioni scientifiche quali IRSA-CNR, mentre i problemi di intrusione di economia criminale nella costruzione di depuratori ed oggi anche nella loro gestione porta a pessimi livelli di efficienza del trattamento, non solo al Sud. Siamo arrivati al punto che, nonostante la diluizione di un rifiuto anche liquido sia pratica inibita dalle Direttive (e dovrebbe esserlo anche per puro buon senso) abbiamo costruito decine di ‘condotte a mare, per scaricare i reflui a poca distanza dalla costa, assumendo come scontato che il ‘reattore mare’ li avrebbe digeriti. Abbiamo così aggravato le condizioni igienico-sanitarie di molte acque costiere.

Uso delle acque reflue depurate

Altrettanto, quasi nulla si è fatto per localizzare, sul versante della pianificazione urbanistica e territoriale, servizi ed attività produttive idroesigenti (es. lavaggi auto) in prossimità dei depuratori esistenti, così da farne utenti dei reflui depurati (ovviamente dopo avere verificato il rispetto dei parametri di processo).
Oggi la necessità, in epoche sempre più siccitose, di garantire adeguate risorse idriche a scopi irrigui riusando acque reflue depurate è centrale nella nuova Politica Agricola Comune UE. Parlamento e Consiglio UE hanno pubblicato il Regolamento 2020/741 che disciplina i parametri per l’impiego dell’acqua irrigua a partire dal 26 giugno 2023. Ho apprezzato, nel corso di un Seminario in materia tenutosi in ambito ‘AccaDueO’, l’attenzione al riguardo dei Consorzi di Bonifica, detentori di una fitta rete di canali e infrastrutture idonee per svolgere una funzione che, specialmente in annate critiche dal punto di vista climatico come il 2022, diventa strategica.

Ad esempio, il Consorzio di Bonifica della Romagna serve 61 Comuni per una superficie totale di 352.456 ettari, veicolando circa 90 milioni di metri cubi di acqua ad uso irriguo: gli impianti di depurazione presenti nel territorio non sono tutti strutturati, ma una volta arrivati a regime poterebbero risolvere i problemi da siccità perché le risorse corrisponderebbero al 70% (60 milioni di metri cubi). La qualità dell’acqua sarà monitorata affinché sia priva di inquinanti e batteri, con controlli che devono essere effettuati all’entrata e all’uscita dello stabilimento di depurazione per garantire le caratteristiche necessarie per l’uso agricolo.

Anche in questa materia auspicherei una riscrittura semplificata delle norme, il potenziamento delle strutture di controllo, l’applicazione rigorosa delle ‘White List’ per gli appalti delle necessarie opere depurative, ma temo sia obiettivo improbabile.

di Walter Ganapini, membro onorario Comitato scientifico dell’Agenzia Europea dell’Ambiente