Roma nascosta

Roma nascosta: ISPRA aggiorna la Carta delle cavità sotterranee

Esiste una Roma nascosta e silenziosa che si estende per chilometri proprio sotto i piedi dei cittadini e dei milioni di turisti che la visitano. I numeri emersi dal recente aggiornamento della Carta delle cavità sotterranee di Roma, presentata nel Parco naturale dell’Appia Antica, fotografano una realtà impressionante: oltre 100 km² del territorio capitolino sono interessati dalla presenza di vuoti sotterranei, e quasi 61 km² ricadono in aree classificate ad elevata densità di cavità.

Lo studio, aggiornato al 2026, è il frutto di un lavoro corale coordinato dal Dipartimento per il Servizio geologico d’Italia dell’ISPRA, in stretta collaborazione con l’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del CNR e l’Università della Tuscia di Viterbo. Si tratta dell’evoluzione della prima mappatura del 2017, allora realizzata insieme a Roma Capitale e alle associazioni speleologiche Roma sotterranea e Sotterranei di Roma.

Conoscere il sottosuolo della Capitale significa comprendere una parte fondamentale della sua identità, della sua storia e del suo futuro. Sotto le strade, gli edifici e i monumenti di Roma si estende un patrimonio straordinario, frutto di secoli di stratificazioni storiche e trasformazioni urbanistiche – ha detto Maria Alessandra Gallone, Presidente ISPRA e SNPA – La conoscenza approfondita del sottosuolo non rappresenta soltanto un’esigenza scientifica e tecnica, ma costituisce uno strumento indispensabile per dotare la città di una maggiore capacità di programmare il proprio sviluppo, prevenire criticità e valorizzare risorse spesso invisibili ma di enorme valore culturale, storico e ambientale.

La geografia del vuoto: i Municipi più a rischio della Roma nascosta

La distribuzione di queste gallerie non è uniforme, ma ricalca fedelmente la storia geologica e urbanistica della città:

  • aree a massima densità (municipi I, II, IV, V e VIII): sono i settori storicamente più sfruttati per l’estrazione di materiali da costruzione come pozzolane e tufi, oltre ad ospitare i complessi sistemi catacombali;
  • aree a bassa densità (settori occidentali e nord-occidentali): qui il sottosuolo cambia natura litologica (la composizione delle rocce e dei terreni) e le attività estrattive sono state storicamente meno intense, garantendo una maggiore compattezza del terreno.

Per mappare questa immensa ragnatela ipogea, gli esperti hanno analizzato un’area campione di circa 350 km², integrando fonti bibliografiche, archivi cartografici storici, mappe archeologiche e rilievi diretti sul campo. Il risultato è un database imponente:  

  • raccolti circa 5600 dati puntuali (che indicano la presenza di una cavità di cui non se ne conosce l’estensione);
  • 1600 dati lineari (che indicano lo sviluppo di cunicoli sotterranei) e poligonali (che rappresentano l’ingombro generale di una cavità o l’esatta planimetria), relativi a diverse tipologie di cavità sotterranee: cave, catacombe, ipogei, cunicoli idraulici e infrastrutture sotterranee riferiti a un’area di circa 350 km² del territorio urbano di Roma caratterizzata dalla presenza di sistemi ipogei.

L’insieme di questi dati copre una varietà eterogenea di strutture: antiche cave, catacombe, ipogei, cunicoli idraulici e vecchie infrastrutture sotterranee.

Una storia lunga duemila anni dietro l’emergenza sinkholes

Perché Roma ha un sottosuolo così fragile? La risposta sta in oltre duemila anni di attività antropica. Dall’epoca romana fino alla metà del novecento, la città ha letteralmente scavato se stessa dall’interno per trovare i materiali necessari a espandersi in superficie.

Questa mastodontica opera di escavazione, la cui estensione reale è tuttora parzialmente sconosciuta, ha lasciato in eredità una fragilità strutturale cronica. Questi vuoti sono infatti i principali responsabili dei cosiddetti sinkholes antropogenici ovvero sprofondamenti stradali e voragini che aprono improvvisamente l’asfalto romano.

Proprio per questo, la nuova carta non è un documento statico. Grazie alle moderne tecnologie di georeferenziazione e rilievo, lo strumento rimarrà dinamico e flessibile, pronto a essere aggiornato ogni volta che speleologi e geologi scopriranno un nuovo tassello di questa affascinante e complessa Roma sotterranea.