Svuotare un appartamento, una cantina o un garage è spesso percepito come un semplice onere logistico, un’operazione che si conclude troppo velocemente davanti al cassonetto delle isole ecologiche. Eppure, in quegli spazi dimenticati per anni, si accumulano migliaia di oggetti che conservano ancora un valore intatto.
Il vero nodo critico non è la mancanza di utilità di questi beni, ma la difficoltà di connettere efficacemente la domanda e l’offerta: trovare, cioè, il canale giusto affinché un vecchio mobile o un paio di occhiali arrivino a chi ne ha davvero bisogno.
Ho intervistato Paola Sioli, fondatrice di Sgombero Etico, una laurea in Economia Aziendale in Bocconi, Master in Economia Circolare presso Cambridge University, una carriera trentennale nel settore digital, nel marketing, per il business development e le vendite in aziende di rilevanza nazionale (Infostrada, Tiscali, SKY).
Svuotare le abitazioni senza creare rifiuti: intervista a Paola Sioli, fondatrice di Sgombero Etico
Sgombero Etico lanciato 6 mesi fa riesce a salvare dalla discarica tra il 75% e il 95% del peso complessivo dei mobili e degli oggetti presenti negli appartamenti soprattutto quelli con pertinenze dove si abbandonano per anni migliaia di pezzi. Le realtà a Bologna e provincia cui destinano ciò che salvano vanno dalla Fondazione Ant (soprammobili e quadri) a La Porticina di San Domenico (abiti per i senza fissa dimora), da Libri Liberi (libri) a Lions (occhiali da vista), dalla Caritas (arredamento) a Martin Pescatore per lo sgombero finale di tutto ciò che è in cattive condizioni.
Nell’ultimo sgombero sono riusciti a regalare diversi mobili a La Piccola Carovana di Crevalcore per arredare un loro co-housing appena inaugurato (ma ne hanno beneficiato anche altre 15 associazioni e 36 famiglie).
Bologna è da sempre una città pioniera nel campo del riuso e del sociale. In che modo il tessuto culturale della città ha influenzato la nascita di “sgombero etico” e quali sono state le prime reazioni della comunità locale a questa iniziativa?
A Bologna la partecipazione è una cosa che si percepisce subito. Sono crescita in Brianza e abito a Bologna da 16 anni e ho notato subito una differenza netta nella partecipazione attiva della società. In più, l’attenzione alla raccolta differenziata e al riuso è molto marcata (i dati della differenziata a Bologna sono tra i piu’ alti a livello europeo). Personalmente ho sempre avuto un forte interesse per l’economia circolare e due anni fa avevo fatto un corso post-laurea sulle strategie per l’economia circolare a Cambridge. Avevo studiato tanti casi differenti e tutto il mondo dei centri del riuso mi piacevano per l’impatto ambientale e relazionale che crea. Alla fine, la mia idea nasce da li e da una necessità personale di svuotare tre case e affrontando la difficoltà di dare una seconda vita agli oggetti in buone condizioni presenti in una delle abitazioni.
Come riuscite a gestire in tempi brevi il matching tra ciò che viene recuperato e le reali necessità di chi riceve queste donazioni?
Lavoriamo su due fronti. Da una parte sappiamo le necessità continuative di alcune associazioni, per le quali teniamo da parte delle cose, le impacchettiamo e gliele portiamo. Ad esempio chi fa assistenza ai senzatetto ha bisogno di vestiti comodi da uomo, chi si finanzia con i mercatini vuole soprammobili e oggetti decorativi, agli empori solidali interessano piatti e stoviglie e via dicendo. In questo modo sappiamo già a priori dove destinare buona parte delle cose.
Per gli ingombranti, soprattutto mobili ed elettrodomestici, facciamo foto e misure e le mandiamo alle associazioni con cui collaboriamo in modo che possano ‘prenotare’ quello che gli serve. Il ritiro (da parte loro) viene poi organizzato in un secondo momento quando hanno disponibilità di persone e del furgone.
Per tutto quello che rimane, facciamo degli annunci sulle nostre pagine social per entrare in contatto con persone interessati agli oggetti.
Con questo modello riusciamo a salvare dalla ‘discarica’ tra il 25% e il 5% di tutto quello che troviamo (considerando anche cantine e garage annessi).
Riguardo ai tempi, nella prima settimana consegniamo già le cose alle associazioni mentre per il ritiro dei mobili abbiamo bisogno di più tempo. Chiudiamo lo sgombero in 2/3 settimane.
Quali sono i criteri che utilizzate per decidere cosa può avere una seconda vita e cosa, invece, deve essere necessariamente smaltito?
Al di là delle cose rotte, che hanno una sola destinazione, per tutto il resto vediamo le richieste che riceviamo. Nell’ultimo sgombero siamo riusciti a regalare enciclopedie e contenitori porta diapositive. Non ci avremmo scommesso e se non avessimo provato a pubblicizzare questi articoli, sarebbero stati sicuramente buttati, ma ci abbiamo provato e si sono fatte avanti persone molto contente di riceverle. Quindi mai lasciare niente di intentato.
I tessili sono una quota importante di quello che troviamo (lenzuola, tende, pezzi di stoffa, vestiti, tappeti…). Quelli che non sono in buone condizioni vanno ad esempio ai canili e vi garantisco che è una grossa quota. Il nostro cruccio più grande è non avere ancora trovato una soluzione per i materassi in lana la cui materia prima sarebbe anche pregiata e riciclabile.
Chi sono i vostri partner?
Collaboriamo con una ventina di associazioni locali. Sicuramente la Caritas per i mobili e altri oggetti, Lions per gli occhiali da vista, Fondazione Ant per soprammobili che rivendono nei loro negozi, altre realtà locali come Empori Solidali per piatti e stoviglie, i Mercatini che forniscono vestiti e oggetti a chi ne ha bisogno, canili e stalli per i tessuti. Continuiamo ad espandere la rete per coprire quante più categorie merceologiche possibili e ad esempio stiamo avviando una collaborazione con un’associazione che lavora all’interno del carcere di Bologna e produce borse e altre cose cucite a macchina. A loro servono tessuti, fili, bottoni. Infine per la chiusura dello sgombero dobbiamo sempre smaltire qualcosa di ingombrante (es. i materassi) e qui ci rivolgiamo ad una cooperativa sociale che impiega persone fragili. In questo modo chiudiamo il cerchio della solidarietà perché anche la quota da buttare viene gestita con una ricaduta sociale.
Un’ottima idea la vostra e una perfetta organizzazione, vuole aggiungere qualcosa?
Regaliamo tutto e il ns slogan è “Da Rifiuto a Dono” che ritengo ci rappresenti perfettamente.





