Fonti rinnovabili e sistema elettrico

E se decarbonizzassimo tutta l’energia prodotta? di Marco Gisotti – Green Jobs Place

Che succederebbe se nel corso dei prossimi dieci anni decarbonizzassimo completamente il sistema elettrico italiano? Come cantava Lucio Dalla “Sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno”, per dire di una cosa che è fantasia, al massimo un sogno, un’utopia. Proviamola, però, a immaginarla per un momento questa utopia.

Anzi, ci hanno provato quelli della Fondazione Ecosistemi per conto del WWF Italia, spingendosi fino a disegnare proiezioni, non solo credibili ma anche molto concrete, che stimano un significativo aumento dell’occupazione, tanto nell’installazione quanto nella gestione delle infrastrutture energetiche entro il 2035: 104.212 unità di lavoro espressi in ULA (Unità Lavoro Anno), con la maggior parte delle quali concentrate nel territorio nazionale (93.273).

La decarbonizzazione del sistema elettrico crea lavoro

Secondo il “Rapporto sugli impatti economici e occupazionali delle politiche per un sistema elettrico italiano decarbonizzato nel 2035”, questi posti di lavoro si suddividono in diverse fasi:

  • 5.375 unità nella fase di produzione, prevalentemente all’estero;
  • 48.802 unità nella fase di installazione, tutte in Italia;
  • 50.036 unità nella gestione, di cui 42.770 in Italia.

Per quanto riguarda le reti elettriche, gli investimenti previsti ammontano a circa 31 miliardi di euro e si stima che creeranno circa 12.094 ULA, di cui la stragrande maggioranza (10.602 ULA) nella fase di installazione.

Questo studio – ha spiegato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia – dimostra in modo chiaro che una transizione energetica ben pianificata e attuata non è solo una necessità per contrastare il cambiamento climatico, ma è anche un’opportunità per l’Italia di rafforzare la propria economia e creare migliaia di posti di lavoro.

L’analisi si spinge oltre, quantificando gli investimenti necessari per la realizzazione degli impianti rinnovabili in 161,2 miliardi di euro, con un costo di gestione attualizzato fino al 2035 di circa 27,5 miliardi. I benefici economici diretti, indiretti e indotti generati resterebbero per la maggior parte in Italia, ammontando a 350,6 miliardi di euro, distribuiti tra vari settori economici:

  • 140,6 miliardi per la manifattura;
  • 116,6 miliardi per l’edilizia;
  • 35,4 miliardi per i servizi e le professioni;
  • 93,4 miliardi per altre attività economiche.

Occupati nelle rinnovabili

E se, invece, volessimo calcolare l’occupazione complessiva del settore delle FER (espressa sempre in ULA), generata nel corso dell’intero ciclo di vita degli impianti, pari a 25 anni, questa ammonterebbe a 1.305.066 unità, con circa 1.119.753 unità nelle attività di gestione (di cui 1.069.250 unità localizzate in Italia).

Il Rapporto dimostra, con un approccio prudenziale – ha aggiunto Silvano Falocco, direttore della Fondazione Ecosistemi – che il contributo delle Fonti Energetiche Rinnovabili è fondamentale, non solo per mitigare le emissioni di gas serra, ma anche per creare occupazione e buona economia, nel breve e nel lungo periodo.

Un’utopia? Solo se non volessimo metterla in pratica. Le tecnologie ci sono, bisogna lavorare sulla volontà politica di lanciare il cuore oltre… il traliccio!

di Marco Gisotti, giornalista, divulgatore, esperto di green economy, comunicazione e green jobs