SMART COMMUNITY: Performing Media per l’innovazione adattiva, di Carlo Infante, Urban Experience

Camminare è la cosa più semplice del mondo, da quando l’homo erectus s’è emancipato dalla condizione quadrupede. Del cammino Urban Experience ha fatto un format d’innovazione culturale, innestando al processo del camminare la modalità tecnologica del walkabout, una conversazione radionomade: un format di performing media che, attraverso lo streaming web radio, produce dei podcast georeferenziati per realizzare una mappa parlante.
Per il progetto Performing Media. L’evoluzione tecnologica da giocare per non essere giocati, realizzato per Roma Capitale (in collaborazione con Centro Sperimentale di Cinematografia, l’Università Mercatorum, Pentapolis e tanti altri) Urban Experience ha così esplorato (dal 23 al 29 settembre 2020) alcune singolarità romane per mapparle con i walkabout e condotto un forum all’ex istituto Luce che ha cercato risposte a questo dilemma: ogni 18 mesi i sistemi digitali raddoppiano la loro potenzialità…e noi?
Ci si è interrogati su come l’interazione tra corpo – media – spazio pubblico possa creare le condizioni abilitanti perché si possa attuare quell’innovazione adattiva che comporta la strategia evolutiva per cui la tecnologia possa essere giocata per non esserne giocati, come recita il sottotitolo dell’intero progetto.
Il forum ha visto la partecipazione di decine di protagonisti, tra cui Adriano De Santis che coordina le attività della Scuola Nazionale di Cinema che conferma la collaborazione per lo sviluppo triennale del progetto “Performing Media”, Carlo Massarini (già autore-conduttore televisivo di “Mediamente”-RAI e ora di StartUp Economy su La7) ed Enrico Menduni di Università Mercatorum in un confronto emblematico tra diverse generazioni di studiosi dei media.
E’ emerso il dato incontrovertibile di una mediamorfosi che nel passaggio dal massmedia ai personal media segna un’evoluzione (non solo tecnologica bensì antropologica) che comporta una radicale riconfigurazione delle condizioni del consumo culturale, con l’insorgenza del prosumer (il produttore-consumatore d’informazione) che sull’onda del web 2.0 tende a far convergere l’interattività mediale in interazione sociale su nuove piattaforme, come quelle del Social Local Mobile.
Tra le diverse esperienze presentate si rileva “Nuvola Project” di Massimo Di Leo e Gaia Riposati, un progetto di intelligenza artificiale che utilizza il sentiment analysis dell’interazione vocale per il digital storytelling e il docufilm “Più della vita” di Raffaella Rivi su Michele Sambin, sulla sua esperienza apripista nell’interazione tra scena-suono e multimedia.
Tra gli interventi performativi quelli di Koinè con performance e installazioni sul sapere del sapore (concetto che hanno coniato nel 1996 in occasione del primo Salone del Gusto di Slow Food), in cui le radiocuffie attivano un’esperienza immersiva che induce gli spettatori a diventare “attanti” (non attori ma soggetti attivi della performance) osservando con una lente i cristalli del parmigiano stagionato 48 mesi, godendo del suo profumo e infine il suo gusto. Stesso approccio per l’aceto balsamico tradizionale di Modena, fermentato da mosto cotto d’uva e invecchiato 12 anni, un elisir che strugge. Claudio Prati (regista multimediale) e Ariella Vidach (danzatrice e coreografa) direttori artistici di AiEP (Milano-Lugano) hanno presentato la prima fase di ricerca del progetto “Corpomemory”, una coreografia che si misura sull’attraversamento del corpo dei flussi di dati scaturiti dagli smartphone.

 

I podcast dell’ecosistema formativo e performativo sono ascoltabili su www.radiowalkabout.it
e report su www.urbanexperience.it

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