Società Benefit presentazione dati

Società Benefit, pubblicati i dati sulle relazioni di impatto

Pubblicati i risultati di un’indagine dettagliata sulle relazioni di impatto fino al 2021 relative alle Società Benefit. Il lavoro è stato realizzato dagli studenti del corso “Corporate governance e scenari di settore delle imprese” del Dipartimento di Economia Aziendale dell’Università degli Studi Rome Tre, insieme al Professor Mauro Paoloni, alla Professoressa Giorgia Mattei e all’Assegnista di Ricerca Valentina Santolamazza.

Obiettivo un focus sulle aree di miglioramento legate alla relazione d’impatto, anche grazie a un confronto con tre Società Benefit e B Corp ovvero Operàri SB, Mediatyche SB, Bottega Filosofica SB, imprese associate ad Assobenefit.

La Professoressa Giorgia Mattei ha commenta i risultati generali della ricerca:

Certamente la mancata indicazione della sezione in cui pubblicare la relazione di impatto non è di ausilio agli stakeholder nel trovare le informazioni e, dunque, l’accountability è limitata. Inoltre, un così variegato range di approcci possibili da utilizzare nella redazione della relazione, non agevola la comprensione delle azioni delle singole aziende e non aiuta la comparabilità spaziale del documento. Dai risultati sopraesposti, è possibile notare come per alcune realtà, la redazione della relazione di impatto costituisca ancora un mero adempimento – tra l’altro non sempre atteso – piuttosto che un momento di confronto con gli stakeholder. In questo senso, le associazioni di categoria, unitamente all’accademia e alle virtuose realtà che compongono il mondo delle Società Benefit, devono farsi promotrici di questo cambiamento di visione, al fine di permettere alla totalità delle Società Benefit di assolvere un ruolo di trait d’union tra il fare impresa e le nuove esigenze di sostenibilità.

Società Benefit, le aziende considerate

Relazione d'impatto Società Benefit

Per l’indagine prese in considerazione le 521 aziende presenti nell’elenco delle Società Benefit alla data dell’11 novembre 2022, curato da B-Lab Italia e Assobenefit. Escluse il 20,34% perché:

  • risultate inesistenti;
  • in liquidazione;
  • senza sito internet;
  • divenute Benefit nel 2022 impossibilitate all’adempimento sulla relazione di impatto.

Delle restanti 415 SB analizzate solo 153 avevano pubblicato la relazione nel 2021. Il 45% (69 imprese su 153) ha caricato il documento in una sezione specifica dedicata alla comunicazione con gli stakeholder esterni, il restante 55% ha deciso di creare una sezione dedicata all’essere Benefit e includere lì la relazione di impatto.

L’analisi è stata svolta anche con riferimento alle metodologie utilizzate per la stesura del report. In particolare lo studio ha messo in luce che rispetto alle imprese analizzate:

  • il 70,59% utilizza il BIA (B Impact Assessment), in alcuni casi in combinazione con altre metodologie;
  • il 3,92% utilizza il SABI (Strumento di Autovalutazione della Buona Impresa);
  • il 13,07% utilizza il GRI standards (Global Reporting Initiative Standards);
  • l’1,31% utilizza la Matrice del Bene Comune.

L’11,11% utilizza altri approcci, alcuni dei quali risultano carenti sia in termini di aree di analisi rendicontate, sia nella quantificazione degli obiettivi e delle performance realizzate.

Durante la tavola rotonda, quanto emerso dallo studio, è stato analizzato da diverse prospettive:

  • attenzione sui contenuti;
  • comunicazione e motivazione alla base dell’essere Benefit.

Questo ha permesso di avere una visione completa e approfondita della direzione da seguire e degli aspetti su cui focalizzarsi per un percorso verso la sostenibilità.

Alessandra Barlini, amministratrice di Operàri Società Benefit e B Corp, si è soffermata sui risultati emersi dall’analisi dei contenuti delle relazioni d’impatto:

Penso sia necessario andare oltre il racconto delle azioni e delle attività svolte nell’anno, la relazione d’impatto è infatti un racconto di obiettivi, delle azioni poste in essere per raggiungerli e dei risultati conseguiti o dei motivi del mancato raggiungimento. Ciò, a sua volta, attiva per l’anno successivo un circolo virtuoso di nuovi obiettivi – azioni- risultati: non c’è impatto senza obiettivi e misurazione; altrimenti ci sono solo belle azioni dove ti fotografi dalla parte giusta del viso e con la luce migliore.

Sul fronte comunicazione, è stato chiesto a Elena Rabaglio, Co-Founder di Mediatyche SB di raccontarne l’importanza:

Quando si parla di sostenibilità, la comunicazione diventa cruciale perché contribuisce a diffondere la cultura dell’azienda sia all’interno che all’esterno, aumentando o meno il coinvolgimento degli stakeholder. Inoltre una scelta comunicativa piuttosto che un’altra ha un impatto sulla reputazione aziendale e, quindi, sul vantaggio competitivo del brand stesso. Penso che la figura del comunicatore debba essere contemplata sempre all’interno di un Comitato Sostenibilità. Non è un caso che il 44% delle imprese intervistate all’interno del nostro Osservatorio Comunicazione & Sostenibilità 2021 non sia soddisfatto di come è gestita la comunicazione delle proprie performance economiche, ambientali e sociali.

Le relazione d’impatto per mostrare la propria anima

Massimiliano Pontillo
Professoressa Giorgia Mattei, Università degli Studi Rome Tre, Massimiliano Pontillo, Responsabile Relazioni Istituzionali di Assobenefit

Myriam Ines Giangiacomo, founder e CEO di Bottega Filosofica, società benefit e B Corp che si occupa di innovazione organizzativa e sociale e di trasformazione culturale ha dichiarato:

Guardare alla Relazione di Impatto come l’occasione migliore per una società benefit di mostrare la propria ‘anima’ e di costruire, intorno a una visione, coesione con di tutti gli attori del suo ecosistema, stakeholder interni ed esterni. Coerenza nell’attuazione dei propri obiettivi di beneficio comune e trasparenza nel narrarsi danno, così, sostanza alla scelta di essere una buona impresa. Un’impresa che si pone e riconosce come attrice sociale primaria capace di tenere in equilibrio dinamico gli interessi di tutti e di generare valore di lungo periodo per l’intero sistema e non solo per sé.

A conclusione l’intervento di Massimiliano Pontillo, Responsabile Relazioni Istituzionali di Assobenefit:

La legge istitutiva delle Società Benefit in Italia ha voluto innovare il concetto stesso di impresa, impegnando statutariamente la governance a perseguire non solo il ‘tradizionale’ obiettivo del profitto ma anche quello del beneficio comune; in una gestione più allargata e responsabile che, oltre a misurare il valore economico prodotto, valuti l’impatto virtuoso operato sul territorio, gli stakeholder e l’ambiente. Con questo assetto, l’obbligatoria relazione di impatto annuale diventa uno strumento per rendicontare ma anche per comunicare in maniera trasparente la propria identità ed essenza, non puntando solo e tanto a mostrare le performance ottenute, quanto piuttosto a dare espressione al modo in cui autenticamente è concepita e perseguita la sostenibilità. In questo scenario le SB possono trovare in Assobenefit uno spazio di rappresentanza, indirizzo, incontro, condivisione, ricerca, ma anche di crescita di un business migliore per il Pianeta.

I 6 punti salienti della relazione d’impatto, come scriverla

Per la relazione delle Società Benefit esista un decalogo cui attenersi. Presentiamo i punti di maggiore interesse:

  • Maggiore accessibilità: la relazione dovrebbe essere resa pubblica e facilmente accessibile a chiunque sia interessato ad avere informazioni su una Società Benefit. Opportuno che le società si dotino di siti internet e che le relazioni siano liberamente accessibili, senza richieste di informazioni personali;
  • Maggiore trasparenza: affinché le relazioni siano facilmente consultabili, è opportuno pubblicarle in sezioni del proprio sito internet di facile e rapida intuizione. Diffusa la pratica assai positiva di realizzare un’apposita sezione dedicata alla Società Benefit, in cui si raccolgono tutte le informazioni e i documenti relativi a tale ambito;
  • Maggiore chiarezza: dall’analisi svolta, è emerso che le relazioni sono, in taluni casi, un mero elenco di attività svolte durante l’anno. È, pertanto, opportuno segnalare per ogni area gli obiettivi prefissati nell’anno precedente, per permettere una comparazione tra obiettivi prefissati e attività svolte. Inoltre, si suggerisce di valutare (quantificando) l’impatto realizzato durante l’anno, senza limitarsi a fornire informazioni meramente descrittive;
  • Maggiore comparabilità interna: si è notato che non è diffusa la pratica di pubblicare e rendere disponibili con costanza tutte le relazioni di impatto dell’impresa. A parere di chi scrive, la possibilità di consultare lo storico delle relazioni di impatto è di fondamentale importanza per permettere di osservare il percorso della Società Benefit oggetto di analisi;
  • Maggiore comparabilità esterna: l’utilizzo di un unico standard di valutazione renderebbe senz’altro più agevole il confronto tra diverse società. Data la diffusione, il BIA potrebbe rappresentare uno dei possibili standard di valutazione possibili, in quanto consente l’ottenimento di una valutazione in cinque aspetti (Governance; Workers; Community; Environment; Customers) che riprendono gli oggetti di analisi previsti dalla norma (Governance, Lavoratori, Altri portatori di interessi, Ambiente). Inoltre, si suggerisce di mantenere il dettaglio specifico del punteggio ottenuto in ciascuna sezione;
  • Proporzionalità: anche gli standard di valutazione possono prevedere delle deroghe nei confronti delle società minori (micro e piccole imprese), affinché anche queste possano utilizzare standard di valutazione comparabili che, tuttavia, non gravino eccessivamente in termini di costi di adozione e skills da possedere.