Il 2025 ha segnato una svolta epocale per il Vecchio Continente: per la prima volta, la produzione elettrica da fonti rinnovabili (FER) ha superato quella da combustibili fossili. Tuttavia, l’analisi dell’European Electricity Review scatta una fotografia impietosa dell’Italia, ancora troppo legata al gas e frenata da una gestione politica e burocratica che pesa direttamente sulle tasche dei cittadini.
Mentre in Europa il percorso verso la decarbonizzazione corre, garantendo indipendenza energetica e prezzi stabili, l’Italia e la Germania restano ostaggio degli alti costi del metano. Nel 2025, solo eolico e fotovoltaico hanno generato il 30% dell’energia europea, portando il totale delle FER al 48%. Produrre energia dal vento e dal sole oggi costa significativamente meno rispetto alle fossili, ma l’Italia, incredibilmente, ha rallentato la propria crescita proprio quando avrebbe dovuto accelerare per colmare il divario.
Rinnovabili, la palude burocratica: il punto di vista dell’ANEV
Secondo l’ANEV, il rallentamento italiano è figlio di una gestione normativa incerta:
- decreti fantasma: manca ancora il Decreto FER X, fondamentale per definire le aste fino al 2030, così come il FER2 per le tecnologie meno mature;
- semplificazioni a rischio: il nuovo Decreto Aree Idonee e i rischi di retroattività nel DL Bollette minacciano di bloccare i procedimenti autorizzativi;
- tempi biblici: in Italia, un’autorizzazione che dovrebbe richiedere meno di 2 anni ne impiega mediamente 3 per il solare e oltre 5 per l’eolico.
A complicare il quadro è una comunicazione spesso parziale. Un recente servizio del TG5 ha dipinto i parchi eolici come distruttori di montagne e paesaggi, ignorando che ogni progetto deve superare rigorose procedure di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) che ne certificano la compatibilità con il territorio.
La colpa è dei cambiamenti climatici che vanno contrastati
L’ANEV chiarisce un punto fondamentale: è proprio la crisi climatica la vera minaccia per il nostro paesaggio e la biodiversità. L’eolico non è il nemico, ma l’alleato principale per invertire i mutamenti climatici che stanno già distruggendo il nostro territorio. Il paesaggio non è un elemento immutabile e va protetto dall’abbandono delle aree interne e dagli eventi meteorologici estremi.
Per decidere il futuro energetico del Paese servono dati certi e competenze tecniche. È indispensabile un coordinamento politico che supporti la transizione non solo con le leggi, ma anche con una campagna di informazione corretta che dia voce agli esperti. L’indipendenza energetica e l’energia a basso costo sono obiettivi a portata di mano, a patto di smettere di frenare l’innovazione.






