Snellire le normative europee sulla sostenibilità d’impresa è accettabile, ma indebolirle o eliminarle meno. Questo è il messaggio di un gruppo di società di investimento che, con un totale di 6.600 miliardi di euro in gestione, hanno inviato una lettera aperta alla Commissione Europea. Chiedono di mantenere solida e ambiziosa l’architettura della finanza sostenibile dell’UE, in vista della presentazione del pacchetto Omnibus il 26 febbraio, che potrebbe rivedere in modo significativo i requisiti di sostenibilità. Tra i firmatari figurano quattro importanti gestori patrimoniali italiani, tra cui Anima SGR, Kairos Partners SGR e Nextalia SGR, con un patrimonio complessivo di 196 miliardi di euro.
Le recenti normative sulla rendicontazione di sostenibilità – come la direttiva sulla rendicontazione della sostenibilità aziendale (CSRD), la direttiva sulla due diligence in materia di sostenibilità aziendale (CSDDD) e le regole sulla Tassonomia UE – hanno suscitato critiche da parte delle imprese, preoccupate per il carico burocratico. Inoltre, molte delle misure green adottate dalla prima Commissione von der Leyen sono state accusate di danneggiare la competitività europea. Per questo, lo scorso novembre, la stessa von der Leyen ha annunciato un intervento normativo unico per modificare tre leggi chiave sulla sostenibilità. L’obiettivo dichiarato è semplificare gli obblighi di rendicontazione, ma molti temono che possa aprire la strada a una deregolamentazione più ampia, mettendo in discussione il delicato equilibrio raggiunto tra Stati membri, Commissione e Parlamento Europeo.
Sostenibilità d’impresa: in discussione il principio di doppia materialità
Secondo le indiscrezioni che circolano, si ipotizza la riapertura della CSRD e della CSDDD a livello 1, cioè sull’atto legislativo di base intervenendo su principi e perimetro di applicazione, non solo su dettagli tecnici. Per la CSRD, l’obiettivo sarebbe allinearla alla CSDDD, escludendo dall’obbligo di rendicontazione le aziende con meno di 1.000 dipendenti. Questo ridurrebbe dell’85% il numero di imprese attualmente coinvolte. Anche il principio della doppia materialità, che richiede alle aziende di rendicontare sia l’impatto finanziario delle questioni ESG sulle loro attività sia il loro impatto sull’ambiente e sulla società, è a rischio. Potrebbe essere sostituito dalla sola materialità finanziaria, il che renderebbe necessaria una revisione degli European Sustainability Reporting Standards (ESRS).
Di qui l’iniziativa dei gestori finanziari di scrivere una lettera aperta alla Commissione per avvertire che un’esagerato annacquamento delle misure potrebbe generare incertezza giuridica, compromettere la competitività economica a lungo termine dell’Europa e scoraggiare gli investimenti. Le tre sigle firmatarie della dichiarazione congiunta sono l’Institutional Investors Group on Climate Change (IIGCC), il Forum europeo per gli investimenti sostenibili (EUROSIF) e i Principles for Responsible Investment (PRI), sostenute da 211 investitori e altri attori del settore finanziario, avverte che “’riaprire queste normative nella loro interezza rischia di generare incertezza normativa e, in ultima analisi, potrebbe compromettere l’obiettivo della Commissione di riorientare i capitali a sostegno del Green Deal europeo”.
Serve quadro normativo chiaro per orientare i capitali verso il Net-Zero
Gli investitori sottolineano che queste normative rappresentano “pilastri fondamentali dell’architettura politica per la sostenibilità dell’UE” e sono essenziali per favorire la sostenibilità finanziaria a lungo termine e la crescita economica in Europa. Secondo la dichiarazione, tali norme consentono agli investitori di prendere decisioni più consapevoli, aiutandoli a “gestire i rischi, identificare le opportunità e, in ultima analisi, riallocare il capitale verso un’economia Net-Zero più competitiva, equa e prospera”.
Pur riconoscendo la necessità di miglioramenti mirati, la dichiarazione congiunta evidenzia l’importanza di una stabilità normativa a lungo termine e mette in guardia sui rischi di una revisione generalizzata delle tre leggi. Una loro eventuale riapertura completa potrebbe infatti compromettere la solidità delle informative sulla sostenibilità aziendale, strumenti essenziali per orientare le decisioni di investimento.
Eurosif, IIGCC e PRI dichiarano di “sostenere l’obiettivo generale di semplificare e migliorare la coerenza del quadro sulla finanza sostenibile dell’UE”, ma ritengono che “un approccio più efficace consisterebbe nel focalizzarsi sulla semplificazione degli standard tecnici e nella fornitura di linee guida chiare per l’attuazione”. Nella loro dichiarazione, gli investitori sottolineano che la maggiore trasparenza introdotta da queste normative sta già producendo effetti positivi.
Attenzione al prossimo Clean Industrial Deal
A riprova di ciò, evidenziano che entro il 2024 le aziende europee avevano dichiarato 440 miliardi di euro di spese in conto capitale allineate alla Tassonomia UE, una cifra destinata a crescere significativamente. Con l’UE alle prese con un divario di investimenti annuale stimato tra 750 e 800 miliardi di euro, gli investitori avvertono che iniziative cruciali come il prossimo Clean Industrial Deal – volto a “garantire la competitività a lungo termine dell’industria europea a zero emissioni nette e rafforzarne la resilienza economica” – potrebbero essere compromesse se gli standard di rendicontazione della sostenibilità d’impresa dovessero indebolirsi”.
Mantenendo i principi fondamentali di queste normative e affrontando al contempo le sfide di implementazione, l’UE può rafforzare la sua leadership globale nella finanza sostenibile- ha affermato Stephanie Pfeifer, Chief Executive Officer di Institutional Investors Group on Climate Change (IIGCC).
Apportare modifiche radicali a queste norme prima che siano pienamente implementate genererebbe incertezza normativa e rischierebbe di compromettere il contributo degli investitori alla crescita sostenibile – ha detto Aleksandra Palinska, Direttrice Esecutiva dell’European Sustainable Investment Forum (Eurosif).
Annullare i progressi compiuti finora non è nell’interesse degli investitori. Ciò di cui hanno bisogno è una maggiore coerenza del quadro normativo, ma senza compromettere l’accesso a informazioni sulla sostenibilità, fondamentali per rafforzare la fiducia e guidare le decisioni di allocazione del capitale. Gli obiettivi e l’integrità del quadro per la finanza sostenibile devono essere preservati – commenta Nathan Fabian, Chief Sustainable Systems Officer presso Principles for Responsible Investment (PRI).
Secondo gli investitori finanziari, per migliorare il quadro normativo bisogna invece snellire gli standard tecnici basandosi sul feedback del settore, fornire linee guida chiare per l’implementazione, comprese indicazioni specifiche per settore, ove necessario, garantire l’interoperabilità tra gli standard di rendicontazione europei e internazionali, e sfruttare soluzioni digitali per ridurre gli oneri di rendicontazione e migliorare l’armonizzazione dei dati.






