Transizione ecologica

Stati generali della Green Economy: transizione ecologica traino per l’economia

Per proseguire verso un’efficace transizione ecologica in Europa, evitando di vanificare i risultati avuti fino ad oggi, è necessario valorizzare i buoni risultati e rendere più competitive le produzioni green europee. Il continente si scalda rapidamente: il 2024 l’anno peggiore con temperature a +1,6°C rispetto ai livelli preindustriali; gli eventi meteo estremi legati alla crisi climatica sono costati 738 miliardi di euro nel periodo 1980-2023. Si deve intervenire con efficacia.

Risulta sempre più evidente – ha affermato Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile – che per portare avanti la transizione ecologica è necessario che l’Unione Europea faccia passi avanti nel superamento delle frammentazioni nazionali che ne paralizzano l’operatività e l’efficacia, e nel rafforzamento democratico delle istituzioni europee e delle politiche comunitarie. Del resto, una transizione ecologica efficace renderebbe l’Unione Europea economicamente e politicamente più forte. Una retromarcia metterebbe invece in crisi non solo le politiche climatiche e ambientali, ma il modello sociale e di sviluppo europeo.

 

Bruxelles è troppo concentrata sulla propaganda bellica. Dovrebbe concentrarsi sull’economia verde per la prosperità economica dell’Europa, la sua leadership globale e la sua sicurezza climatica – ha detto Jeffrey Sachs, economista e professore alla Columbia University di New York, intervistato agli Stati Generali.

 

In un contesto caotico come quello attuale, crediamo che sia l’Europa, e certamente l’Italia, a dover guidare e non subire la transizione, che è anche una transizione geopolitica – sostiene il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.

Combustibili fossili e consumi di suolo tra le sfide da affrontare

La forte dipendenza europea dall’importazione di combustibili fossili determina alti costi energetici che minano la competitività: nel 2024 l’Ue ha speso ben 375,9 miliardi per l’import di combustibili fossili. Ma c’è una buona notizia: in Europa le emissioni di gas serra tra il ’90 e il 2023 sono diminuite del 37%, un successo ambientale raggiunto in modo economicamente e socialmente sostenibile.

Fra le altre criticità il consumo di suolo che continua a crescere. Più del 60% dei suoli dell’Unione Europea è, inoltre, soggetto a processi di deterioramento. Questo fenomeno compromette la produttività agricola, altera i cicli naturali degli ecosistemi e riduce la capacità del suolo di trattenere l’acqua e i nutrienti. Nel 2022 il 10,5% delle terre agricole nella UE è gestito con agricoltura biologica (era il 5,6% nel 2012), quota ancora lontana dall’obiettivo del 25% al 2030.

Risparmio energetico e più efficienza per ridurre i costi

A fronte di un target europeo di risparmio energetico dell’11,7% nel 2030, con gli attuali impegni, si arriverebbe solo ad un risparmio del 5,8%. Maggiori sforzi sono necessari per risparmiare energia negli edifici, per il riscaldamento e il raffrescamento e nel settore dei trasporti, dove i consumi di energia nel 2023 erano ancora del 14%, più elevati di quelli del 1990.

Rinnovabili più pulite e meno costose, indispensabili per la transizione ecologica

Le rinnovabili sono in forte crescita nella UE. Nel 2024 il 47,4% dell’energia elettrica è stata generata da fonti green (nel giugno del 2025 ha superato il 50%). La produzione di elettricità da fonte solare è cresciuta di 54 TWh (+22% rispetto al 2023) arrivando a ben 300 TWh e quella eolica è cresciuta da 21 TWh nel 2000 a 477 TWh nel 2024.

Se le rinnovabili elettriche arrivassero al 77% nel 2030 si potrebbe ridurre del 57% il prezzo medio all’ingrosso dell’elettricità europea. La quota di rinnovabili impiegata nel traporti è solo al 9,6%, ben lontana dal target del 29% al 2030.

Transizione ecologica e competitività dell’economia europea

La produttività delle risorse nell’UE è cresciuta di oltre il 37% negli ultimi 5 anni: dai 2,2 del 2020 ai 3 euro/kg del 2024. Il tasso di riciclo dei rifiuti urbani è cresciuto, dal 35,2 % nel 2018 al 48,2% nel 2023. Tuttavia, il tasso di utilizzo circolare dei materiali nella UE è basso e quasi fermo – dal 10,7% nel 2010 all’11,8% nel 2023 – e la quantità di materiali consumata continua a crescere.

L’economia dell’UE dipende dall’importazione del 52% dei minerali metalliferi. Ben 34 materie prime utilizzate dalla UE sono considerate critiche e, per difficoltà di approvvigionamento, diverse dipendono per la gran parte da un solo paese fornitore (la Cina, ad esempio, fornisce il 100% delle terre rare). Ben 17 di queste materie prime critiche, sono strategiche nella UE, per cinque settori: energie rinnovabili, mobilità elettrica, industria, tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) e settore aerospaziale e difesa.