“Valutazione di piani e progetti per il PNRR”, di Walter Ganapini

In attesa della fantomatica pioggia di miliardi da Bruxelles via NextGenerationEU, si lavora a rendere più credibile l’italico PNRR, peraltro infarcito di ponti, nucleare e Idrogeno multicolore dal sapore fossile.
Vedo ricomparire una nozione da tempo dimenticata, nel generale decadimento di competenze e conoscenze che ammorba non solo la Pubblica Amministrazione: la metodologia di Technology Assessment.
Riemerge così il ricordo di quando, 33 anni fa, collaboravo con Riccardo Petrella, allora eurocrate di rango a capo di EuroPerspective, programma orientato a generare scenari e visione strategica circa il futuro dell’Unione, sulla cui newsletter EURETA pubblicai un breve articolo intitolato “Unificare le metodologie di valutazione ambientale di piani e programmi[1]”

Scrivevo: “Crisi ambientali e crisi energetiche, rivelatesi e susseguitesi dalla fine degli anni ’60 ad oggi, hanno generato, tra gli altri effetti, una crescente consapevolezza circa l’inadeguatezza della strumentazione tecnica e normativa a disposizione della Pubblica Amministrazione al fine di prevenire, oltreché di risanare a posteriori, fenomeni preoccupanti legati a strategie dissipative d’uso delle risorse. Nel momento in cui, seppure a fatica, le nazioni industrializzate cercano di governare una transizione, ormai necessitata, da tali modelli dissipativi a strategie conservative di sviluppo, si pone con urgenza il problema di adeguare normative, procedure e strumenti di controllo in vista di una maggior efficacia operativa degli apparati pubblici competenti in materia di gestione delle risorse e governo dello sviluppo. Le esperienze al riguardo sin qui compiute nelle diverse aree del mondo hanno portato, grazie anche all’azione e alla sensibilità di porzioni crescenti della società civile, alla identificazione ed all’applicazione di nuovi strumenti metodologici di valutazione preventiva di interventi e di programmi finalizzati allo sviluppo economico, a livello strutturale ed infrastrutturale. Alla categoria dei nuovi strumenti, seppure a diverso grado di maturazione ed applicabilità concreta, appartengono di diritto le seguenti procedure:

— valutazione di impatto ambientale (environmental impact assessment)
— valutazione del rischio (risk assessment)
— valutazione della tecnologia (technology assessment)”.

La valutazione della tecnologia nasce, come nel caso dell’analisi energetica di processo, nell’ambito di azioni miranti a razionalizzare l’organizzazione della produzione industriale, a scala aziendale piuttosto che a scala territoriale.
Esigenze di unificazione e semplificazione degli strumenti metodologici di valutazione ci pongono il problema dell’inserimento, all’interno delle procedure decisionali della Pubblica Amministrazione, di strumenti previsionali e preventivi che promuovano uno sviluppo armonico ed appropriato del villaggio globale planetario come postulato dall’Agenda 2030 e dai suoi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Nella realtà italiana, al di là di prevedibili inadempienze, lacune normative e lentezze burocratico-amministrative, l’introduzione di tali nuovi strumenti metodologici si scontra spesso con inaffidabilità, quando non inesistenza, della informazione di base essenziale ai fini di una corretta impostazione delle analisi (statistiche economiche, dati meteoclimatici, dati geopedologici, dati sulla destinazione di uso dei suoli, ecc.).
A tutt’oggi, ad esempio, se consideriamo lo strumento più largamente sperimentato, quello di V.I.A., non si può non evidenziare il rischio che le citate inadeguatezza della base informativa ambientale e territoriale disponibile alle strutture della P.A. , aggravata soprattutto dalla frequente lacunosità ed incompletezza della informazione progettuale di competenza del proponente, sfoci in un blocco prolungato nel processo decisionale pubblico, ponendo le premesse per maggiori spazi di manovra, nel medio termine, per quelle forze, a partire dalle ‘fossili’, interessate ad una strategia di marginalizzazione dello spazio decisionale pubblico (cioè della democrazia).

Per quanto attiene il technology assessment, le principali esperienze statunitensi condotte dall’OTA (Office of Technology Assessment), struttura federale di valutazione dell’interfaccia tra strategie di sviluppo industriale e ricettività dell’ambiente socio-economico interessato, si sono focalizzate sull’analisi della appropriatezza del progetto tecnologico alle condizioni socio-economiche, culturali ed ambientali del territorio proposto per il nuovo insediamento.
Tutte le metodologie sopra menzionate appaiono caratterizzate da tratti comuni:
— finalizzazione alla ricerca e acquisizione del consenso sociale alle opzioni di sviluppo analizzate;
— incertezza circa l’affidabilità quantitativa dei risultati ottenuti.

Nella realtà italiana, l’incertezza prima citata si traduce spesso in certezza di errore, mitigata da probabilistiche approssimazioni al reale, mentre l’acquisizione del consenso si scontra con complessità microsistemica e frammentazione della società civile ed economica, a maggior ragione in epoca pandemica, e con la storica diffidenza nei confronti della organizzazione statuale.
Anche a livello internazionale, comunque, si è fatta strada la convinzione che neppure la disponibilità della migliore informazione possibile possa essere sufficiente, in termini quasi meccanicistici, a risolvere il problema decisionale.

Nasce da qui l’esigenza di abbandonare approcci illuministici e scientisti per arrivare a richiedere contributi alle scienze sociali (antropologia, antropologia culturale, psicologia sociale, sociologia), al fine di risalire ai determinanti che condizionano i processi decisionali, applicando approcci di tipo sistemico alla promozione di modelli di sviluppo non dissipativi attraverso un governo della transizione che ricerchi unificazione delle tre metodologie prima richiamate all’interno di un apparato analitico rigoroso, ma flessibile, dal «comparative assessment» a modelli quantitativi univoci definiti dall’Agenzia Europea dell’Ambiente “integrated assessment”.
Sul piano metodologico, un eccellente riferimento, in termini di unificazione di apparati concettuali, può essere costituito dalla messa a punto delle tecniche di analisi energetica semplificata, fondate sulla fusione delle metodologie di analisi statistica e input-output.

di Walter Ganapini, membro onorario Comitato scientifico dell’Agenzia Europea dell’Ambiente

[1] In “Eureta” Genn. 1988, riportata in W. Ganapini, “Ambiente made in Italy”, Aliberti Ed. (2004)