conigli animali

Violenza sugli animali, rapporto di Legambiente: un’Italia a due velocità tra crudeltà e impunità

Nonostante l’inserimento della tutela degli animali in Costituzione, l’Italia resta un Paese segnato dalla loro sofferenza e da un sistema giudiziario che troppo spesso non riesce a punire i colpevoli. É questo il cuore del report “Mai più Green Hill. Verso un’Italia che vede la sofferenza” di Legambiente, un bilancio drammatico che intreccia dati statistici e storie di cronaca nerissima.

I dati Istat elaborati da Legambiente (riferiti al settennio 2011-2017) scattano una fotografia sconfortante: su oltre 39.151 procedimenti penali per delitti contro il sentimento per gli animali, il 70% è stato archiviato contro ignoti. Solo una minima parte arriva a sentenza: si stimano circa 5.600 procedimenti l’anno, ma le condanne in Appello sono appena 850.

Con questo report – commenta Antonino Morabito, responsabile nazionale CITES e benessere animale di Legambiente – vogliamo mettere a disposizione delle Istituzioni e di tutti gli enti interessati conoscenze e strumenti per costruire una strategia nazionale e territoriale integrata e condivisa, in grado di rendere effettiva la tutela degli animali, nel solco della Costituzione e delle evidenze scientifiche, sociali e culturali. Siamo convinti che solo un sistema integrato tra diritto penale, amministrativo, ambientale, educativo, sanitario e produttivo potrà rendere effettiva la tutela degli animali in coerenza con il quadro costituzionale vigente e trasformare l’attuale proclamazione di principi fondamentali in reale tutela giuridica.

Per la tutela degli animali serve una seria riforma

Le ragioni di questo “buco nero” giuridico sono molteplici: prescrizioni, tenuità del fatto e lacune normative che rendono difficile trasformare la denuncia in una condanna effettiva. Dal 2005 a oggi, Legambiente stima che siano stati avviati circa 112.000 procedimenti per uccisioni, maltrattamenti e combattimenti clandestini. Il rapporto non si limita ai numeri ma ripercorre 44 vicende simbolo che hanno scosso l’opinione pubblica, tra le altre:

  • Green Hill: l’allevamento di beagle destinati alla sperimentazione, chiuso dopo una storica battaglia legale;
  • Aron: il cane bruciato vivo a Palermo, simbolo di una ferocia gratuita ancora troppo diffusa;
  • Doris: la mucca seviziata durante il trasporto verso il macello;
  • Amarena: l’orsa simbolo dell’Abruzzo, uccisa a fucilate.

Per Legambiente non basta più indignarsi, serve, invece, una riforma strutturale. Il dossier, pubblicato alla vigilia della prima Giornata nazionale per la prevenzione veterinaria, avanza richieste precise:

  • riforma del Codice Penale: inasprire le pene e trasformare in “delitti” anche i reati contro la fauna selvatica (bracconaggio), oggi puniti con semplici ammende;
  • Osservatorio Nazionale: uno strumento per monitorare i crimini e orientare le politiche pubbliche;
  • potenziamento sanitario: raddoppiare il numero di medici veterinari nel SSN entro il 2035;
  • educazione all’empatia: avviare percorsi nelle scuole per prevenire la violenza attraverso la relazione con l’animale.

Il maltrattamento e l’uccisione degli animali – continua Morabito – rappresentano il fallimento evidente di ogni sistema di cura e tutela del loro benessere. In questo quadro, la professione veterinaria e, più in generale, una cultura fondata sul rispetto della vita e il contrasto alla violenza assumono un ruolo centrale e imprescindibile. L’analisi dei procedimenti penali evidenzia come i delitti contro il sentimento per gli animali compaiano fino a 380 volte meno rispetto ai delitti contro il patrimonio, ossia per danno ad oggetti che non provano alcuna sofferenza. Ancora più grave è il fatto che la stessa senzietà degli animali quasi sempre scompaia dai verbali, dalle ricostruzioni giudiziarie e dalle sentenze, che finiscono per ridurli ulteriormente a semplici oggetti di violenza, privandoli di ogni riconoscimento quali esseri viventi capaci di soffrire. Questa rimozione non è neutra: la radice e la genesi delle diverse forme di violenza sono infatti comuni. La violenza contro gli animali e quella contro le persone si alimentano degli stessi meccanismi culturali, relazionali e sociali.

Legambiente chiede, inoltre, di introdurre fattispecie autonome di delitto per bracconaggio, pesca di frodo e traffico di specie protette. Per i cosiddetti animali da reddito, occorre attuare veri standard di benessere, a partire dall’eliminazione nei modelli di allevamento dell’uso delle gabbie, strumento simbolo di coercizione e violenza, in linea con le evidenze scientifiche e rafforzare il quadro europeo.