Volontariato Aziendale Multicanale, di Stefano Martello e Salvatore Rimmaudo, Elena Zanella Editore

Volontariato Aziendale Multicanale porta le firme di Stefano Martello, giornalista e comunicatore e Salvatore Rimmaudo, educatore professionale e formatore; affronta il tema del volontariato d’impresa digitale e non ma anche il legame nuovo tra profit e nonprofit.

Troverete utili le schede pratiche per realizzare una check list che consente di verificare se sono stati portati avanti i passaggi fondamentali della relazione profit-nonprofit.

Intervistiamo oggi uno dei due autori, Stefano Martello, per capire meglio un argomento nuovo e con tutti i presupposti per un futuro roseo.

Stefano, in che modo ritieni che il volontariato aziendale possa supportare i temi dell’ambiente e della sostenibilità?

Secondo i risultati della ricerca Volontariato d’Impresa: l’esperienza delle aziende in Italia (Fondazione Sodalitas, 2017) le tematiche ambientali sono saldamente al primo posto tra i temi privilegiati dalle aziende. Incrociando questo dato con la natura sempre più diffusa del tema ambientale, ritengo che proprio il volontariato aziendale possa trasformarsi in un potentissimo volano comunicativo rivolto proprio ai pubblici generalisti, tradizionalmente più difficili da intercettare.

A questo si aggiunga – come già rilevato dall’Edelman Trust Barometer 2022 – l’alto tasso di fiducia nei confronti dell’operato aziendale, considerato spesso più reattivo e incisivo rispetto all’universo pubblico, e dunque maggiormente in grado di elaborare condotte di impatto sostanziale.

Nel vostro libro, però, evocate una metodologia che per quanto promettente sconta ancora alcune miopie. Ce ne puoi parlare?

La parole chiave del nostro libro è “co-progettazione”. Nel senso che un progetto non può originare da una sola parte (quasi sempre l’organizzazione profit) perché questa scelta comporta un disequilibrio i cui effetti sono evidenti anche nel medio lungo periodo. Questa criticità – ad oggi, la più consistente in termini di accreditamento della strategia generale – può essere sanata solo irrobustendo la singola consapevolezza delle parti coinvolte – favorendo, per esempio, una condivisione delle aspettative di parte – e potenziando le singole tenute organizzative.

Faccio un esempio. Tra le difficoltà riscontrate dal profit nella gestione dei progetti di volontariato aziendale, molte riguardano la scarsa motivazione e coinvolgimento dei dipendenti e la diversità di sensibilità e linguaggio tra impresa e organizzazione non profit. Si tratta di temi che possono e devono essere affrontati ristabilendo il primato della pianificazione (spesso sacrificata sull’altare della velocità di esecuzione) e dell’ascolto, prima della fase progettuale vera e propria.

Tra le pagine, affrontate anche il tema del volontariato aziendale digitale che ha permesso in questi anni di pandemia la prosecuzione di molti progetti già avviati. Ritieni che questa modalità possa risultare valida anche nel futuro?

La risposta alla tua domanda è nel titolo stesso del libro, nel momento in cui accostiamo al volontariato aziendale il carattere della multicanalità. Non dobbiamo cadere nella trappola di considerare le alternative digitali utilizzate in questo periodo di emergenza come esclusive ed uniche. Dobbiamo al contrario pensare ad un modello in cui ogni modalità – inclusa quella digitale – concorra all’accreditamento dell’obiettivo finale. Un esempio anche in questo caso.

Sappiamo – grazie al prezioso lavoro di ricerca di Fondazione Sodalitas – che il 39% delle organizzazioni non profit non prevede alcuna attività di formazione per i dipendenti futuri volontari. Perché allora non utilizzare la modalità digitale per predisporre dei momenti di formazione che il futuro volontario possa frequentare nei modi e nei tempi a lui più congeniali? È solo un piccolo esempio che dimostra, tuttavia, come la multicanalità – se ben metabolizzata – possa sostanzialmente migliorare la tenuta del progetto nel tempo.

Quale ritieni, sulla base della tua esperienza, possa essere il futuro del volontariato aziendale?

Dipende. Realisticamente credo che ci troviamo di fronte ad un bivio. Da una parte, il mantenimento conservativo del presente, con un volontariato aziendale appannaggio esclusivo di medie grandi organizzazioni che interpretano il terzo settore più come un esecutore che come un partner.

Dall’altra, la promessa di un rapporto più paritario – se vogliamo anche più lento nella sua costruzione – al cui interno condividere onori ed oneri; più diffuso e in grado di aggregare anche le piccole medie imprese, per esempio, o le organizzazioni non profit di modeste dimensioni. La percorribilità di questa ultima direzione dipende molto dalla capacità di autocritica interna ai due ambiti che presuppone una analisi critica serrata sulle vulnerabilità ancora presenti. E sulla contestuale volontà di sanarle in maniera definitiva e sostanziale e non, come spesso accade, tamponando temporaneamente le falle.

Le potenzialità della metodologia sono certe, così come le principali aree di intervento, svelate da un lavoro di ricerca sempre più raffinato. Insomma, non resta che decidere quale strada percorrere. Nel primo caso, una direzione tutto sommato innocua che non fa altro che cristallizzare un presente inadeguato. Nel secondo caso, un sentiero più impervio e, nel contempo, più stimolante e necessario.

Stefano Martello (Roma, 1974), giornalista e comunicatore. Mentor del Laboratorio di comunicazione Comm to Action di Bologna, è coordinatore di Eco Media Academy e condirettore della collana New Fabric di Pacini Editore.

Elena Zanella Editore