Il WWF Italia pubblica l’Atlante Ambiente Bene Comune, un volume che restituisce le principali evidenze emerse da un Forum interdisciplinare promosso dall’associazione, che ha coinvolto sociologi, economisti, demografi, giovani generazioni, rappresentanti delle imprese, del mondo del lavoro e della comunicazione, oltre che ambientalisti, integrandole con i risultati di un sondaggio nazionale realizzato da EMG Different per WWF Italia. Qui per scaricarlo.
Le domande alla cittadinanza hanno dimostrato come la sensibilità ambientale sia oggi largamente condivisa. L’84% degli italiani considera la transizione ecologica un obiettivo cruciale per il Paese e l’87% ritiene che la tutela dell’ambiente sia una causa che riguarda tutti. Allo stesso tempo emerge però una richiesta di maggiore concretezza, partecipazione ed equità nel modo in cui la transizione viene progettata e realizzata.
La tutela della natura resta la ragione d’essere del WWF. Ma oggi proteggere la biodiversità significa anche costruire le condizioni perché la transizione ecologica sia vissuta come un’opportunità e non come una paura. Se vogliamo accelerare il cambiamento dobbiamo coinvolgere chi di quel cambiamento dovrà essere il protagonista, vivendolo: cittadini, lavoratori, imprese, giovani e territori. È questo il senso di Ambiente Bene Comune. – dichiara Dante Caserta, direttore Affari legali e istituzionali del WWF Italia.
WWF Italia: la nuova sfida dell’ambientalismo tra partecipazione ed equità
Per molti anni la sfida dell’ambientalismo è stata portare la crisi climatica e la perdita di biodiversità al centro del dibattito pubblico. Oggi la consapevolezza dell’urgenza della transizione ecologica è ormai ampiamente diffusa. Il nuovo obiettivo è un altro: trasformare questo consenso in partecipazione, coinvolgimento e capacità di accompagnare il cambiamento, anche per meglio resistere alla reazione di chi vuole ritardare la transizione.
Le riflessioni sviluppate attraverso le 3 rotte dell’Atlante restituiscono alcune indicazioni chiave per il futuro dell’ambientalismo:
- la prima evidenzia che il consenso verso la tutela dell’ambiente deve tradursi in una partecipazione più forte di cittadini e territori: “non basta coinvolgere, bisogna redistribuire potere”, superando una logica puramente consultiva e promuovendo un protagonismo diffuso e territoriale;
- la seconda mostra che la transizione ecologica consolida il proprio consenso quando migliora concretamente la vita delle persone: “la sostenibilità non può essere un privilegio”, ma deve significare salute, qualità della vita, città più vivibili, servizi migliori e maggiore equità;
- la terza evidenzia che la trasformazione dell’economia richiede un reale accompagnamento: lavoratori, piccole e medie imprese, filiere produttive e territori devono essere aiutati lungo il percorso della transizione. Servono politiche industriali di lungo periodo, investimenti, nuove competenze e alleanze.






